Andrade e il mito di Er Moviola

Andrade e il mito di Er Moviola

Pubblicato il 25 agosto 2017, 11:15

Prima che si potesse vedere di tutto e di più, fra televisione e web, il giudizio storico su un calciatore dipendeva sostanzialmente da ciò che aveva fatto in Italia o nelle partite contro squadre italiane. Dispiace dirlo, ma tanti falsi miti e all'opposto tanti bidoni che bidoni non erano sono nati e sono stati tramandati secondo questa logica. Della seconda categoria fa senz'altro parte Jorge Luis Andrade da Silva, in arte Andrade, che il 25 agosto del 1988 sbarcò a Roma per giocare nella squadra allenata da un Liedholm quasi al capolinea. Si presentò a Fiumicino accompagnato dalla moglie e dalle figlie e venne fin da subito trattato, per lo meno dai giornalisti, come un oggetto misterioso nonostante avesse 31 anni e da 9 fosse il regista del Flamengo con cui aveva vinto tantissime cose, fra cui la Coppa Libertadores e l'Intercontinentale del 1981: nella clamorosa squadra di Leandro, Junior e soprattutto di Zico lui era il classico 'volante' e punto di riferimento. Alla Roma di Dino Viola era costato in totale due miliardi e mezzo di lire: un miliardo e 200 milioni per il suo cartellino (soldi quasi tutti finiti nelle tasche di Andrade, proprietario dell'80% di sé stesso) e il resto per rescindere il contratto di Klaus Berggreen in modo che si liberasse il posto di terzo straniero: gli altri due erano Völler e Renato... La Roma che trovò Andrade era più che buona, nel campionato precedente era arrivata terza dietro al primo Milan di Sacchi e al Napoli di Maradona, ed era stata rinforzata con gli acquisti di Renato (anche lui dal Flamengo) e Rizzitelli, preso a peso d'oro (valutazione di quasi 10 miliardi, fra soldi e giocatori) dal Cesena. Di lì a poco Andrade si aggregò alla nazionale olimpica brasiliana dei vari Taffarel, Romario e Bebeto che a Seul avrebbe conquistato l'argento, con Andrade titolare, dietro all'Unione Sovietica. Dalla Corea del Sud Andrade tornò a Roma convinto quindi di poter essere protagonista. Peccato però che fra Giannini, Manfredonia e Desideri di spazio in mezzo al campo ce ne fosse poco e di buona accoglienza in uno spogliatoio molto italiano e molto romano ancora meno: Andrade fra campionato e coppe riuscì a disputare soltanto 17 partite, quasi tutte abbastanza anonime e con il suo passo felpato che gli valse critiche feroci e il soprannome di 'Er Moviola'. Dopo quella stagione, negativa anche per la Roma che infatti la chiuse all'ottavo posto, tornò in Brasile per chiudere la carriera e diventare poi un discreto allenatore. Ma come giocatore era uno da prima fascia, anche se in Italia non lo ha certo dimostrato.

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