Quando Falcão rifiutò la Fiorentina

Quando Falcão rifiutò la Fiorentina

Pubblicato il 20 agosto 2017, 10:55

Per un italiano Paulo Roberto Falcão significa Roma, oltre ovviamente al gol del 2-2 in Italia-Brasile del Mondiale 1982. Qualcuno forse ricorda la vicenda che lo portò a un passo dall'Inter nell'estate del 1983, poco dopo i festeggiamenti per lo scudetto giallorosso, prima che una leggendaria telefonata di Andreotti a Fraizzoli mandasse a monte l'operazione. In realtà l'altra squadra di serie A a cui il campione brasiliano è stato davvero vicino è la Fiorentina. Nel 1985, chiuso fra infortuni, polemiche (onda lunga dei rigori con il Liverpool) e rivendicazioni finanziarie il quinquennio alla Roma, il trentaduenne Falcão pensò che il modo migliore di preparare l'ultimo Mondiale della carriera fosse quello di rimanere nel campionato ai tempi più prestigioso del pianeta e così spinto dal suo procuratore Cristoforo Colombo (si chiamava davvero così) si accordò con l'ambiziosa Fiorentina dei Pontello, fresca di acquisto del giovanissimo Roberto Baggio e che aveva come straniero soltanto Passarella visto che Socrates dopo un anno anonimo stava per essere ceduto in Brasile, al Ponte Preta. A questo punto si mise in mezzo la mamma del giocatore, Azize, che Falcão si era portato a Roma e che pur a un livello sociale e culturale più alto della media corrispondeva a molti stereotipi sulla madre sudamericana (non che il campione nella capitale non frequentasse altre donne, anzi). La signora Azize, saputo di un'offerta del San Paolo, spinse per un ritorno in Brasile ma Falcão ancora esitava. Fu decisiva una telefonata del compagno di Selecão Socrates, che gli spiegò che a Firenze c'era un ambiente infernale e che se lui non reggeva più le pressioni di Roma a Firenze sarebbe stato ancora peggio. A completare il quadro c'erano anche le offerte e quella dei viola era molto superiore, di almeno mezzo miliardo di lire a stagione. Però alla fine, forse con la testa già al Mondiale, il 20 agosto del 1985 Falcão scelse il San Paolo e a nulla servì un colloquio con Agroppi, che gli spiegò che avrebbe voluto costruire la squadra intorno a lui. Fra l'altro Socrates minacciava di presentarsi di nuovo a Firenze, perché avanzava soldi da prendere (un grande classico del calcio italiano, arrivato fino ai giorni nostri), quindi il consiglio a Falcão forse non era stato disinteressato. Fatto sta che quello che due anni prima era l'ottavo re di Roma tornò in patria, per vivere nel San Paolo l'ultima stagione della sua carriera: fra problemi fisici e  il dubbio di aver fatto un errore nel lasciare la serie A si trascinò fino a Messico '86, dove giocò poco e male prima di annunciare il ritiro dal calcio giocato.

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