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Ranieri, un esonero poco inglese

La storia del calcio è piena di esoneri folli, ma quello di Claudio Ranieri dalla guida del Leicester City riesce lo stesso a distinguersi anche se queste scelte fanno parte del gioco. Perché stiamo parlando di quello che nel 2016 è stato allenatore dell'anno FIFA, perché la sua squadra è campione d'Inghilterra in carica dopo un'impresa storica, sia pure favorita dal suicidio delle grandi annunciate, perché una rosa che in Premier League è da lotta per la salvezza (come del resto lo era quella dell'anno scorso) sta giustamente lottando per la salvezza ed è negli ottavi di Champions League, perché in estate è stato perso il giocatore chiave (Kanté, decisivo anche nel Chelsea di Conte) e gli altri eroi del titolo, a partire da Vardy, sono tutti tornati alla normalità come era prevedibile, senza che i tanti acquisti riuscissero a dare qualcosa di importante. Insomma, non c'è da gridare allo scandalo perché di esoneri demenziali è pieno anche il calcio italiano e Ranieri lo sa meglio di noi, ma bisogna sottolineare che questo è ben lontano dalla mentalità di dirigenti e tifosi inglesi. Non che i 27 anni di Ferguson sulla stessa panchina siano la norma, ma di sicuro un allenatore che ha fatto bene raramente è stato cacciato, dallo stesso club in cui ha fatto bene, dopo pochi mesi. Guarda caso, questo fenomeno si verifica spesso con proprietari non inglesi (esempi recenti: Chelsea con Mourinho, Manchester City con Mancini e Pellegrini). Qualcuno sui media inglesi ha paragonato il Leicester City al Nottingham Forest di Brian Clough, che dopo il sorprendente titolo nazionale del 1978 e le ancora più incredibili Coppe dei Campioni delle due stagioni seguenti si ridimensionò, ma il livello della rosa del Leicester City è molto più basso mentre il Forest rimase una buonissima squadra per tutti gli anni Ottanta arrivando sempre con Clough allenatore fino alla nascita della Premier League. Semmai il paragone può starci con il predecessore di Ranieri sulla panchina dei Foxes, Nigel Pearson, che dopo alcuni ottime stagioni in Championship aveva ottenuto la promozione e poi una tiratissima salvezza in Premier League. Con Ranieri la questione è semplice: la decisione è stata presa direttamente dal proprietario Vichai Srivaddhanaprabha (anche se la faccia ce l'ha messa il figlio) che avrà tante qualità ma di sicuro in Thailandia non ha respirato la cultura del calcio inglese e come nel caso Pearson si è comportato come se il Leicester City fosse un'azienda come tutte le altre, dove il bravo manager è sostituibile sempre con un altro bravo manager. I drammi della vita sono altri e la riconoscenza nel calcio non può esistere, ma per un tifoso o un appassionato di calcio inglese l'esonero di Ranieri rimane  privo di senso anche se le costosissime scelte di mercato, da lui avallate, sono state tutte fra il mediocre e il fallimentare: Slimani, Ndidi, Musa e Mendy, solo per citare gli acquisti finanziariamente più sanguinosi, senza contare i rinnovi a cifre mostruose per giocatori che si sono ridimensionati, Vardy in testa. E quindi? Ranieri ha in questa stagione commesso diversi sbagli, ma esonerarlo dopo ciò che ha dimostrato è autolesionistico.