Calcio

Scozia, riecco i Rangers

L’attesa è finita. Con un anno di ritardo, ma è finita. Dopo quattro stagioni nei minuscoli stadi delle serie inferiori, i Rangers possono festeggiare il ritorno nel più alto gradino del calcio scozzese, che nel frattempo ha cambiato persino il nome, da Scottish Premier League a Scottish Premiership. L’ufficialità è arrivata dopo il successo per 1-0 contro il Dumbarton, firmato dal terzino inglese, Tavernier, tra i protagonisti di questa stagione in Championship, tanto da aver segnato già nove gol e da essere il terzo miglior marcatore della squadra. Dall’anno prossimo si rinnoverà anche in campionato  l’eterna sfida tra il Celtic e i Rangers, in quella che è la quintessenza del calcio di Scozia. L’Old Firm intanto sarà in programma  il 17 aprile nella semifinale di Coppa: teatro della sfida, Hampden Park, lo stadio che ospita le finali e gli incontri della nazionale scozzese (oltre a quelli del Queen’s Park, in Division Two). Sarà un gustoso assaggio della rinnovata sfida tra le due formazioni, in realtà affrontatesi anche lo scorso anno in Coppa di Lega, sempre all'altezza delle semifinali. In questi anni senza Rangers, sono state prima il Motherwell e poi l'Aberdeen a tentare di mantenere vivo il torneo, ma alla fine per il Celtic è bastato fare il compitino per imporsi (diverso è il discorso delle due coppe nazionali, dove i biancoverdi raramente hanno brillato). Con il ritorno degli avversari storici, si spera in un miglioramento generale del campionato: con un appeal ritrovato, potrebbero arrivare più soldi dalle televisioni e il Celtic stesso dovrà allestire squadre più competitive, senza limitarsi al minimo indispensabile per affermarsi campione. Ci vorrà del tempo prima di rivedere i Rangers lottare per il vertice (anche perché la certezza economica del club non è ancora ristabilita), ma riavere l’incrocio  tra le due squadre più titolate di Glasgow (non sono infatti le uniche; c’è anche il Partick Thistle a militare in Premiership) è il primo passo per cercare di restituire vitalità ad un torneo caduto in crisi, nel quale arrivano sempre meno giocatori di caratura internazionale e le cui squadre le buscano spesso in Europa, anche da compagini di Paesi non di primo piano (per intenderci, a parte il Celtic che è arrivato alla fase a gironi, quest’anno l’Aberdeen è uscito dall’Europa League contro i kazaki del Kairat, l’Inverness contro i romeni dell’Astra, il St. Johnstone contro gli armeni dell’Alashkert). Non sono stati anni semplici, per i Rangers: nel 2012 è arrivato il fallimento e la squadra è ripartita dalla quarta serie: dal titolo, vinto l’anno prima, agli stadi dalla capienza di tre-quattromila persone. I tifosi del Celtic festeggiavano la “morte” degli acerrimi nemici, facendo i trenini negli stadi in cui andavano (accompagnato dal coro “We’re doing the conga when Rangers die”). Vediamo allora di vedere, anno per anno, i momenti chiave della squadra dell'anima protestante di Glasgow. [video src="https://www.youtube.com/watch?v=uJOASGVxvQY" size="auto"] L’annata 2012-13, trascorsa nella Third Division (oggi League Two), partì con un 2-2 sul campo del Peterhead, ma dopo questo passo falso, la stagione si mise subito bene per i Blues e si concluse con primo posto sin troppo ovvio. Ciononostante arrivano anche tre sconfitte contro Stirling, Annan e Peterhead, queste ultime addirittura in casa. La squadra di Ally McCoist era comunque una corazzata per la categoria e nel suo organico c’erano giocatori da Premier League o da nazionale. La presenza dei Rangers permise alla quarta serie di raggiungere cifre-record di pubblico, con la punta dei 50.048 spettatori per l’ultima sfida, quella casalinga contro il Berwick (curiosità: quest'ultima è la squadra di una piccola cittadina, Berwick-upon-Tweed, situata in realtà in Inghilterra, ma talmente vicina al confine con la Scozia da prendere parte ai tornei di quest’ultima). Eppure c'era stato un attimo durante la stagione nel quale i tifosi avevano percepito poca voglia di lottare da parte dei giocatori. Il malcontento si manifestò con uno striscione: "Less time tweeting, more time training". Meno tempo a twittare, più tempo ad allenarsi. Rangers v Stirling Albion - IRN-BRU Scottish Third Division Messaggio evidentemente recepito dalla squadra, perché nel 2013-14, in terza serie, ecco un altro successo e questa volta senza neppure una sconfitta: 102 punti frutto di trentatré vittorie e tre pareggi. Trentanove punti sulla seconda, il Dunfermline, famoso soprattutto perché da giocatore vi militò Alex Ferguson. In League One, è stato tutto sin troppo facile: basti ricordare l’ampiezza di certi risultati (come il 6-0 all’Airdrie, il 5-0 all’East Fife, l’8-0 allo Stenhousemuir, il 5-1 all’Arbroath o il 6-1 al Forfar), per rendersi conto della formalità. E così, ecco il terzo step, rappresentato dalla Championship, la seconda serie. Il problema è che nel frattempo erano scese dalla Premiership le due squadre di Edimburgo, gli Hearts e l’Hibernian. Risultato? Con un solo posto certo per la promozione e un altro da conquistare tramite i play-off, si sapeva già dall’inizio che (almeno) una delle tre grandi sarebbe rimasta esclusa dalla festa-promozione. Gli Hearts presero subito il largo e si assicurarono il primo posto con ventuno punti di margine sui rivali cittadini e ventiquattro sui Rangers, arrivati addirittura terzi. Play-off, dunque. In Scozia, vi prendono parte la seconda, la terza e la quarta della Championship, più la penultima della Premiership, qualificata direttamente alla finale ad attendere l’avversario. Per i Rangers si comincia con una vittoria sul Queen of the South nel primo turno (2-1 e 1-1) e sugli Hibs al secondo (2-0 e 0-1), ma la finale pone un altro scomodo avversario: il Motherwell, fino all'anno prima abituato ai piani alti e ora giunto a sorpresa penultimo in Premiership. Per gli uomini di Stuart McCall, nel frattempo subentrato a McCoist, si mette subito male e il Motherwell è lesto ad approfittare della serata storta dei Rangers. L'andata termina 1-3: Ibrox è ammutolito e si sentono solo i supporter ospiti cantare a squarciagola “Twist and shout”. Al ritorno, al Fir Park, serve un’impresa, ma non è aria. Anzi, finisce 3-0 per il Motherwell. Per gli aranciogranata è la salvezza, per i Rangers un anno gettato nella rincorsa alla Premier. Un 1-6 totale che lascia basiti i tifosi dei Gers, che pregustavano il ritorno tra i grandi. La stagione, nata con ben altri auspici si conclude con gli scherni dei tifosi avversari, che si "lamentano" per aver avuto vita così facile nella finale  dei play-off. Come a dire, tutto qua? [video src="https://www.youtube.com/watch?v=ZbsI72gebz0&nohtml5=False" size="auto"] Si riparte dopo la mazzata e nel 2015-16, al secondo tentativo in Championship, i “Teddy Bears” non sbagliano un colpo: il primo posto è loro, le inseguitrici Falkirk e Hibernian sono lontane e già ai primi di aprile si è finalmente celebrata la fine dell’Odissea. La squadra, affidata all'inglese Mark Warburton, domina in lungo e in largo: in casa fa il vuoto, vincendo sedici incontri su diciassette e pareggiando l'altro (ricordiamo che la stagione non è ancora terminata). Trascinata dall'attaccante Martyn Waghorn, prelevato dal Wigan (come anche il già citato Tavernier) e attuale cannoniere del torneo con venti reti, la squadra è sembrata sempre concentrata sull'obiettivo finale. In questi anni, i Rangers hanno sognato di vincere qualche trofeo pur partecipando alle serie minori, ma la realtà dei fatti è stata spietata e non sono mancate eliminazioni anche pesanti per mano di formazioni di Premier. Quello di quest’anno sarà l’ultimo tentativo per cercare di vincere la Coppa di Scozia dalla serie cadetta, impresa riuscita solo una volta nella storia del trofeo (all’East Fife, nel 1938). Con la promozione già raggiunta, Lee Wallace e compagni possono porre tutti i loro sforzi sulla stracittadina con il Celtic in programma tra dieci giorni. Chissà che non venga messa una ciliegina sulla stagione. Dall’anno prossimo, dunque, in Scozia si tornerà a farà sul serio. La “conga” dei tifosi del Celtic è un ricordo lontano, perché I Rangers sono morti e rinati. Prossimo obiettivo: impedire agli eterni rivali di raggiungere il “nine in a row”, i nove titoli consecutivi (verrebbe raggiunto il record, toccato già una volta dai biancoverdi e una volta dai blu). Per ora, il Celtic è a quattro, con il quinto in arrivo (+5 sull’Aberdeen) a meno di un suicidio nel finale di stagione. Giovanni Del Bianco