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Conte e la novità del c.t. a termine

L'annuncio dato da Tavecchio circa la chiusura del rapporto con Antonio Conte, subito dopo l'Europeo, può essere commentato in diversi modi ma non c'è dubbio che sul piano storico rappresenti per l'Italia una novità assoluta. Mai infatti, nella storia moderna della Nazionale, cioè da quando c'è stato un selezionatore unico invece delle famigerate commissioni, ci si è presentati a una grande manifestazione sapendo già ufficialmente di avere il proprio condottiero in scadenza. Edmondo Fabbri fu esonerato nel 1966 subito dopo la sconfitta con la Corea del Nord, Ferruccio Valcareggi nel 1974 dopo il fallimento al Mondiale tedesco, Enzo Bearzot si dimise dopo quello del 1986 ma rimase comunque in federazione, Azeglio Vicini fu sostituito da Arrigo Sacchi nel 1991 con la qualificazione europea già compromessa, Sacchi dopo il fallimento europeo del 1996 andò avanti qualche mese e poi tornò al Milan, sostituito da Cesare Maldini. Dopo il Mondiale 1998 altro cambio, con l'arrivo di Dino Zoff che nel 2000 si dimise subito dopo l'Europeo in seguito alle frasi di Berlusconi sulla marcatura di Zidane. Dopo i fallimenti al Mondiale 2002 e a Euro 2004 Giovanni Trapattoni si aspettava comunque di rimanere, ma la FIGC scelse Marcello Lippi. Che in cuor suo durante il Mondiale 2006 aveva già deciso di dimettersi, ma rese pubblica la sua decisione soltanto dopo il trionfo di Berlino. Roberto Donadoni fu esonerato dopo l'Europeo 2008 e il Lippi bis dopo il Mondiale 2010, mentre quelle di Cesare Prandelli nel 2014 sono state dimissioni, per quanto quasi obbligate. Statistica moderna, tenendo presente che in diversi casi i confini fra dimissioni ed esonero sono stati sottilissimi: sette esoneri, considerando tali anche i mancati rinnovi di contratto (Fabbri, Valcareggi, Vicini, Maldini, Trapattoni, Donadoni, Lippi due), cinque dimissioni (Bearzot, Sacchi, Zoff, Lippi uno, Prandelli) e un Conte, che può essere inserito nel girone dei dimissionari ma che come dimissionario 'preventivo' è una novità. Si è sempre detto, soprattutto in Italia, che quando un allenatore è in scadenza i giocatori gli danno meno retta, ma la storia del calcio è piena di fallimenti con contratti pluriennali. Come al solito giudicheremo la situazione di Conte con il senno di poi, spiegando il perché e il per come. Uscendo dalla storia moderna è però doveroso ricordare il più grande di tutti, Vittorio Pozzo, che dopo quasi vent'anni da selezionatore nel 1948 si dimise senza nemmeno il pretesto di un fallimento in una grande manifestazione, con l'Italia che era ancora campione del mondo in carica ed aveva comunque una generazione fortissima (quella del Grande Torino). Si riteneva superato dai tempi, anche se probabilmente non lo era (basti pensare all'enfasi che oggi viene messa sull'aspetto mentale), ma in ogni caso preferì scendere dal ring con le proprie gambe rimanendo comunque in federazione nonostante le tante offerte ricevute dai club. Altri tempi.