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Gli allenatori di Balotelli

La sfuriata di Sinisa Mihajlovic, rimasta verbale soltanto per circostanze fortuite, contro Mario Balotelli al termine di Milan-Genoa, segna probabilmente la fine della seconda vita rossonera del più grande talento sprecato del e dal calcio italiano. Da qui alla fine della stagione, che a questo punto l'allenatore serbo si è assicurato, con il 4-4-2 i primi due cambi di Bacca e Niang saranno altri due indesiderati come Menez e Luiz Adriano. Indesiderati ma con un atteggiamento meno irritante di quello di un giocatore che Conte ha smesso di aspettare e che fra poco tornerà ad essere un problema del Liverpool almeno fino al 2018, quando Balotelli avrà 28 anni. Ma quanto sono ormai i treni buoni che ha perso questo attaccante al quale tutti fanno la morale, anche da pulpiti non immacolati? La premessa è che il Balotelli fuori dal campo è negli ultimi mesi stato tranquillissimo, per gli standard del calciatore medio, al punto da apparire quasi sedato e appagato. L'operazione dello scorso novembre a Monaco ha forse risolto i problemi di pubalgia, ma gli ha fatto pensare di aver perso un'altra stagione, quando invece la stagione è ancora tutta da giocare fra Coppa Italia e corsa alla Champions League. Nonostante i luoghi comuni, però, la maggior parte degli allenatori avuti in carriera lo ha apprezzato e continuiamo a pensare che allenatori professionisti conoscano il calcio più dei tifosi o dei giornalisti. Dopo il buon rapporto, da minorenne, con Mancini, dal quale accettava qualsiasi collocazione tattica (memorabile la sua partita da esterno di centrocampo nella partita scudetto, 2007-2008, di Parma), all'Inter arriva Mourinho, che si rende subito conto del potenziale del giocatore e gli ritaglia uno spazio al fianco di Ibrahimovic, pur senza continuità. Per molti aspetti il miglior Balotelli è questo: tostissimo fisicamente nonostante la giovane età, pericoloso al tiro ma soprattutto come uomo assist, in campo litigioso ma raramente isterico. Nella seconda stagione con il portoghese, partito Ibra, Balotelli dovrebbe trovare la consacrazione e conquistare la convocazione al Mondiale sudafricano, ma qui emergono i primi veri problemi caratteriali: ammonizioni ed espulsioni (ormai aneddoto risaputo quella di Kazan) ma soprattutto un atteggiamento insofferente verso tifosi e, peggio ancora, compagni. Per caratteristiche potrebbe senza problemi essere uno degli attaccanti esterni nel 4-2-3-1 di Mourinho, ma perde il treno e Pandev risulta più utile di lui. Nell'andata della semifinale di Champions con il Barcellona, a San Siro, Mourinho lo mette dentro nel finale con la squadra che soffre ma il suo atteggiamento è indisponente e alcuni insulti dagli spalti lo fanno impazzire. Smette di giocare, mettendo in difficoltà i compagni, poi esce dal campo imprecando e gettando la maglia a terra. La sua storia con l'Inter finisce lì, anche se verrà ceduto al Manchester City soltanto a estate inoltrata, sfiorando Benitez. In Inghilterra ritrova Mancini, ma si fa subito male al menisco e al rientro pur giocando discretamente è discontinuo ed entra nel mirino di arbitri ed avversari. Anche nella seconda stagione al City va a fasi alterne, i cartellini rossi continuano a fioccare e ad un certo punto l'allenatore perde la pazienza mettendolo fuori squadra. Ma nel momento della disperazione, quando il titolo sta per sfumare contro il QPR, lo butta nella mischia e lui è decisivo con l'assist ad Aguero. che riporta il titolo al City a 44 anni dal precedente successo. Dopo i fasti dell'Europeo, dove trascina l'Italia in finale, altri problemi disciplinari nella terza stagione inglese, al punto che a gennaio 2013 Raiola lo traghetta verso il Milan, dove Allegri lo prende per il verso giusto venendo ripagato da 12 gol in 13 partite, decisivi per la conquista del terzo posto e della qualificazione alla Champions League. La stagione seguente Balotelli cala, ma prende abbastanza bene il cambio di allenatore fra Allegri e Seedorf: l'olandese lo considera uno dei pochi tecnicamente da Milan, pur rimproverandolo più volte. Lo spartiacque della carriera è il Mondiale brasiliano: fino alla partita con l'Inghilterra uomo della Provvidenza, dopo le sconfitte con Costarica e Uruguay imputato e ovviamente colpevole. Prandelli si dimette e Conte, pur apprezzandolo in privato, non ha potuto aspettarlo sfidando l'evidenza dei fatti: la carriera azzurra si è così interrotta con Prandelli e non promette di ricominciare tanto presto. Nell'estate 2014 il Liverpool lo sceglie per sostituire Suarez, andato al Barcellona, con Berlusconi che si libera volentieri di un giocatore mai amato. L'inizio con Rodgers è decente, ma la mentalità è troppo lontana: 4 soli gol e una vita da separato in casa, con un atteggiamento indolente in partita e in allenamento. Proprio a Liverpool inizia il vero declino fisico: a forza di allenarsi poco e male anche un fisico eccezionale diventa normale. Il resto è storia di oggi: il Liverpool vuole liberarsi di un problema e l'asse Raiola-Galliani lo riporta al Milan, dove di fatto adesso è la quinta punta. Tirando le somme, andiamo un po' controcorrente. Balotelli è stato apprezzato da cinque dei suoi allenatori (Mancini, Mourinho, Prandelli, Allegri e Seedorf) e non apprezzato da due (Rodgers e Mihajlovic, anche se il serbo sul piano calcistico dice di credere in lui), quindi non è stato certamente un bluff. Ci rendiamo conto di parlare di Balotelli come di un ex giocatore, il bello (o il brutto) è che ha soltanto 25 anni e in teoria tutto il tempo per mantenere le promesse. Twitter @StefanoOlivari