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Trent'anni di Berlusconi, grande Milan e grandi soldi

I trent'anni della presidenza di Silvio Berlusconi sono stati un ottimo affare per i tifosi del Milan, con buona pace di nostalgici riveriani e antipatizzanti politici: cinque Coppe dei Campioni-Champions (due con Sacchi e Ancelotti, una con Capello) e otto scudetti (quattro con Capello e uno con Sacchi, Zaccheroni, Ancelotti e Allegri), per tacere del resto e dei tanti fuoriclasse assoluti presi al massimo del loro fulgore. Con il metro di giudizio di oggi cosa diremmo di un Pallone d'Oro tenuto in tribuna? Anche il Milan però è stato un ottimo affare per Berlusconi, senza bisogno di entrare in discorsi politici perché è chiaro quanto l'immagine vincente data dal calcio abbia contribuito alla popolarità italiana ed internazionale del personaggio. Diciamo che se la trattativa con Mister Bee (480 milioni di euro per il 48% delle azioni) fosse stata una cosa seria Berlusconi ci avrebbe forse addirittura guadagnato anche sul piano strettamente finanziario. Ma quanti soldi ha messo davvero Berlusconi nel Milan? Intanto quel 10 febbraio 1986 lo pagò circa 5 miliardi delle vecchie lire, per la maggioranza delle azioni che diventò (quasi) totalità dopo un aumento di capitale dedicato per altri 25 miliardi. Uomo chiave della complessa trattativa fu Gianni Nardi, vicepresidente già con Giussy Farina, che rinunciando a parte dei suoi crediti di fatto si 'comprò' la vicepresidenza anche nell'era Berlusconi.  Farina sostenne di essere stato scippato del Milan e vista l'esiguità delle cifre (gente da 5 miliardi di lire pronti-via non mancava, nella Milano da bere del 1986, a partire dal petroliere Dino Armani che aveva pronta una fideiussione da 8) di questa tesi si può almeno discutere anche se ormai è esercizio da bar della storia. Meno discutibili sono gli aumenti di capitale sottoscritti da Fininvest in questo trentennio, poco più di 700 milioni di euro nominali e circa 745 attualizzando le cifre perché non sempre l'inflazione è stata quella attuale. Un'analisi delle varie epoche è però doverosa, perché dall'ultima Champions League vinta (2007) ad oggi il Milan ha speso circa 100 milioni più che nei precedenti 21 anni messi insieme. È cambiato il contesto internazionale in cui muoversi, certo, ma le cifre sono impietose: evidentemente Galliani ha saputo giustificarle di fronte al suo datore di lavoro, perché noi dal di fuori non capiamo come il Milan di Bertolacci possa costare più di quello di Donadoni. Ci sono poi state tante operazioni intragruppo (esempio: cifre che Mediaset ha pagato per amichevoli del Milan) difficili da ponderare, più magari altre cose che ci sfuggono ed altre che invece non sono sfuggite alla magistratura: dal pagamento parzialmente in nero di Lentini al Torino all'abuso dei diritti di immagine fino ad altre forme creative di compenso (Van Basten, Gullit e Rijkaard patteggiarono la condanna per evasione, per rimanere su esempi famosi). Ma rimanendo a ciò che è ufficiale o in qualche modo storicizzato e mettendo tutto insieme si capisce benissimo perché Berlusconi abbia tutt'ora in testa la cifra di un miliardo di euro. Essendo il Milan uno dei marchi sportivi più noti al mondo è probabile che ne recuperi in ogni caso una gran parte, anche senza Bee. Certo, rinunciando a comandare. Ma tutto finisce. Twitter @StefanoOlivari