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Conte e il pretesto dello stage

Tutti i commissari tecnici del dopo Bearzot hanno provato ad aggiungere alle convocazioni per le partite, ufficiali o amichevoli che fossero, brevi periodi di allenamento più che altro tattico definiti 'stage'. Qualcuno ci è riuscito, Sacchi più di tutti gli altri, qualcun altro no, ma tutti si sono dovuti confrontare con l'ostilità dei club. Che in certi casi ha portato a convocazioni ridotte, in altri ad annullamenti. Per questo è incomprensibile o fin troppo comprensibile la scelta di Antonio Conte di annullare lo stage previsto dall'8 al 10 febbraio a Coverciano dopo la scelta della Lega di concedere soltanto i giocatori che non devono giocare coppe europee: un c.t. con la testa al futuro ne avrebbe approfittato, pur facendo la vittima, per far respirare aria azzurra a volti nuovi e fuori dai soliti giri e il problema è proprio questo. Conte è convinto di essere un allenatore a scadenza, pur non avendo ancora firmato né con il Milan (certo è che è il candidato unico per il 2016-2017, primo allenatore dai tempi di Ancelotti a mettere totalmente d'accordo Berlusconi e Galliani) né con altri, quindi ogni situazione diventa buona per giustificare il suo addio a Tavecchio. Un presidente federale che dal canto suo nemmeno è riuscito a far fissare la finale di Coppa Italia prima del termine del campionato, come da richiesta (sensata) di Conte, con il risultato che i convocati azzurri delle due finaliste non faranno nemmeno un giorno di vacanza. Una debolezza che non stupisce, visto che il nuovo assetto politico della Lega Pro (che conta per il 17% in federazione) ha cambiato i rapporti di forza all'interno del variegato mondo che comprende Galliani, Lotito, Preziosi, fiancheggiatori (Thohir, per dirne uno), vassalli, eccetera. Debolezza sottolineata anche dalla data di inizio della prossima serie A: il 20 agosto, con i Giochi Olimpici di Rio (dove l'Italia di Di Biagio non ci sarà, ma non è questo il punto) non ancora terminati. Perdere Conte, dopo avergli oltretutto servito il pretesto del 'Non mi hanno lasciato lavorare', sarebbe per Tavecchio un grosso problema ma la maggioranza delle persone vicine al c.t. e al suo attuale presidente dà la cosa per sicura. Twitter @StefanoOlivari