Calcio

Champions League, il ritorno a casa del figliol prodigo Ibrahimovic

Il ritorno di Ibrahimovic nella sua Malmö è uno dei temi caldi di questa giornata di Champions. Nella città natale dell’attaccante del Paris SG, impazza la Ibra-mania per festeggiare il ritorno a casa del miglior bomber della storia della nazionale svedese. In questa città dell’estremo sud svedese, che oggi conta 280.000 abitanti, Ibra nacque nel 1981, da madre croata, Jurka, e padre bosniaco, Sefik. Ibra crebbe nel quartiere Rosengard, popolato per lo più da immigrati. Ancora oggi, Malmö è un centro multietnico: vi vivono 80.000 cittadini di origine straniera, provenienti soprattutto da Serbia, Bosnia, Polonia, Iraq e dalla vicina Danimarca. Già, perché la città è a un tiro di scoppio dal territorio danese e per secoli il “mucchio di ghiaia” - questo il significato originario del nome - appartenne alla Danimarca, prima di passare alla Svezia nel XVII secolo. Nella Malmö in cui il giovane Zlatan si divideva col pallone preso a calci e quello lanciato verso il canestro (su consiglio dei suoi allenatori, che lo vedevano un tipo più da basket che da calcio, vista la stazza e l’altezza), andavano forti i cantieri navali, ma c’era anche un preoccupante tasso di disoccupazione e gli anni Ottanta non furono un periodo semplice per tutta la regione della Götaland. Ci vollero gli anni Novanta per vivere un rilancio dell’economia e per assistere a una riqualificazione della zona. E proprio sul finire degli anni Novanta, Ibrahimovic spicca il volo per il calcio vero. Non è più tempo di giocare con il suo amico d’infanzia Tony Flygare ad essere Ronaldo e Romario nelle partitelle con gli amici. Dopo quattro anni nelle giovanili, Zlatan esordisce nella prima squadra del Malmö, il principale club cittadino, nonché uno dei più grandi di Svezia. Basteranno due stagioni per convincere l’Ajax a puntare forte su di lui, non ancora ventenne. Curioso come il periodo di Ibrahimovic al Malmö corrisponda con un momento poco felice della squadra, retrocessa in seconda serie nel ‘99: una caduta clamorosa dopo sessantaquattro partecipazioni consecutive al massimo campionato e per l’unico club scandinavo capace di arrivare in finale di Coppa dei Campioni. Tocca al giovane attaccante prendere per mano la squadra appena scesa in seconda serie e riportarla laddove richiedono il suo blasone e la sua storia: con dodici reti segnate da Ibrahimovic, il purgatorio del Malmö dura un solo anno. Nel 2001 comincia una nuova stagione con i biancocelesti, ma presto busserà alla porta del club, Leo Beenhakker, tecnico dell’Ajax. Lo vuole subito in Olanda, e per otto milioni di euro l’affare si conclude con soddisfazione di tutte le parti. E pensare che ancor prima dei lancieri, si erano tuffati sul ragazzo Arsène Wenger e l’Arsenal, ma dal momento che “Zlatan non fa provini” - come invece avrebbe voluto il club londinese - non se ne fece nulla. All’Ajax, Ibrahimovic cresce fino a diventare una stella del calcio europeo, esordisce nelle coppe europee, arriva in nazionale (dove un suo gol all’Italia sarà decisivo nelle sorti di Euro 2004, sia per la sua che per la nostra nazionale) e poi, nell’estate del 2004, approda alla Juventus, prima di iniziare un lungo peregrinare per l’Europa. Nonostante l’addio dal poco quotato calcio svedese, Ibrahimovic è stato sempre molto legato alla sua città d’origine e forse proprio per questo motivo, lo Swedbank Stadion non vede l’ora di ricambiare l’affetto del suo “figliol prodigo” e di salutare un giocatore simbolo del club, che ai tempi giocava ancora nello storico Malmö Stadion, utilizzato anche ai Mondiali del 1958 e agli Europei del 1992, e oggi mandato in pensione. Nel palazzo più alto della città, una grande “Z” omaggia il trentaquattrenne campione del Paris SG. I giornali sportivi hanno dedicato in questi giorni grande spazio all’evento. E un maxischermo è pronto per chi non ha trovato il biglietto del match: allo stadio infatti ci sarà il tutto esaurito e i bagarini sono arrivati a prezzi esorbitanti. Ibrahimovic torna a casa e lo fa dalla porta continentale. Giocando un match di Champions League - il trofeo che tenta di acciuffare da una vita - e contro la squadra che lo ha lanciato, tra l’altro l’unica con cui non ha mai disputato un match continentale. Giovanni Del Bianco @g_delbianco