Calcio

I guai di (chi insulta) Donnarumma

Tutto avrebbe potuto immaginare, nel non remoto 2012, il tredicenne Gigio Donnarumma, diventare il nuovo volto del marchio Kinder, piantare la bandiera italiana sul K2 o addirittura trovarsi a Bologna in una manifestazione salviniana. Tre anni dopo accade l'insperabile: un ex portiere del Real Madrid, dalla non trascurabile esperienza internazionale, viene messo da parte e l'allenatore del Milan carica di responsabilità un adolescente alle prime armi. Il delicato passaggio del testimone avviene in un momento di profonda ricostruzione per la società, che in realtà dura ormai dalle partenze di due supereroi come Ibrahimovic e Thiago Silva. Il ragazzo si sente pronto e risponde sul campo con delle prestazioni sorprendenti, che di certo non si addicono a chi lanciava invettive dal passeggino ai danni dell'arbitro Moreno durante il Mondiale di Corea e Giappone. Qualche pecca, è chiaro, come la rete incassata sul proprio palo all'esordio in A, nella vittoria sul Sassuolo. D'altronde, si fa fatica a non passare dagli errori se l'intento è quello di formarsi e riuscire nei pertinenti obiettivi. "Sbagliando si impara" è un concetto trito e ritrito a tal punto da essere entrato in competizione, per noia, con i salotti notturni di Vespa. Eppure è il meccanismo chiave in grado di portarci alla più nobile della facoltà umane, la conoscenza. I vissuti cowboy - in crescita anche il fenomeno delle cowgirl - che criticano i vecchi post di Donnarumma, colpevolizzato per aver dato spazio sulla propria bacheca a delle parole contro l'allora tecnico della Juventus Antonio Conte, dimenticano di recitare il mea culpa perché loro stessi, a quell'età, ne combinavano di peggiori. Però, col senno di poi, è facile darsi delle arie, quindi tutti giù per terra. Evitate di augurare ancora la buonanotte alla vostra Barbie e riprendetevi. Ma la cosa che fa più ridere è leggere da alcune parti - e ci ficchiamo dentro pure la stampa - robe del tipo: «Si è già giocato l'Italia?». Gigione continui sereno nel percorso di crescita e dimostri di essere più forte del becero gossip. L'ultimo appunto è rivolto al comunicato ufficiale della società rossonera in merito alla questione. Apprezzabile il tentativo di protezione nei confronti del giovane tesserato, totalmente inutile il contenuto. Non c'era bisogno di nessuna scusa, anche Conte e le altre "vittime" hanno avuto 13 anni. Capiranno. @damorirne