Calcio

Il sostenibile peso di Evra

L'imbarazzante differenza di velocità con Bruno Peres in occasione della splendida rete dell'esterno granata nel derby di un anno fa, sommata alle tre panchine e all'infortunio alla coscia prima della sfida contro il Palermo, avevano tacciato prematuramente Patrice Evra di essere uno dei nuovi flop insieme a gente come Cole, Vidic o Torres. L'ennesimo parametro zero in prepensionamento, giunto in Italia - con il solito discorso populista - soltanto per rubare l'ultimo stipendio della carriera. La stagione della Juventus, poi, è andata com'è andata e il vecchietto ha messo tutti in riga, giocando anzi in crescendo. La fragilità degli anni (34) e probabilmente anche la debolezza delle motivazioni per uno che la Champions l'aveva vinta già (2008 con il Manchester United) suggerivano, pure per quest'anno, uno scenario riconducibile a quello della scorsa estate. Aggiungiamo il fatto di poter disporre in rosa del nuovo "avversario", Alex Sandro, 26 milioni, 10 anni più giovane e il paragone con Roberto Carlos, condiviso con Telles dell'Inter. Una miriade di motivi per considerare il francese sul viale del tramonto. E invece eccolo rispuntare, con dichiarazioni di attaccamento alla maglia che quasi cozzano con chi non l'ha ancora indossata per nemmeno 50 volte. Spesso, quando si parla di un over 30, si fa subito riferimento - sbagliando - all'esperienza e alla maturità. Gli acciacchi fisici compensati dalla pienezza dell'età è un'espressione non più veritiera, se uno è scarso è scarso. Il rendimento di Evra risolve il dilemma perché il terzino, oltre a giocare con merito, riesce lucidissimo anche nelle analisi: «Con il Milan vedremo se è iniziata la vera rimonta». È un leader? Altroché, soprattutto in assenza di Tevez, Vidal e Pirlo. Valutarlo tale solo perché si è trovato in una situazione del genere sarebbe un limite. Alla Juventus lo è diventato strada facendo, lavorando bene nella quotidianità e in silenzio. La sensazione è che abbia ancora tantissimo da dare al calcio, con o senza il pallone. Il sentirsi allenatori è ormai una moda consumata, l'improvvisazione teatrale va in scena da parecchi anni. Vuoi che non ci riesca uno in grado di saper riconoscere le proprie ambizioni e i propri limiti? @damorirne