Calcio

Lazio, Felipe Anderson a corrente alternata

Sta mano po' esse fero e po' esse piuma: ieri sera è stata 'na piuma. La capacità di Felipe Anderson nel gioco degli opposti è ammirevole. Una partita giocata da star sul red carpet e una partita giocata da corpo estraneo, aspettando il fischio finale. La sconfitta contro il Milan ha sottoposto alla cortese attenzione degli appassionati il secondo profilo del brasiliano, vile e smorto negli uno contro uno e che solo una settimana fa - saltiamo il turno infrasettimanale di Bergamo - aveva rallegrato i tifosi con due reti nella vittoria sul Torino. La discontinuità è una prerogativa comune a molti dei colleghi di Serie A, per non parlare in generale dei brasiliani, che storicamente fanno fatica a restare a galla per più di cinque anni. Denilson, Adriano, Diego, Ganso e la lista della spesa potrebbe non conoscere la fine dei giorni. Ma sarebbe un errore schivare l'incongruenza tra le due facce dell'amico di Neymar. Felipe Anderson va tenuto sempre in campo, anche quando mostra palesemente di non essere nella sua giornata migliore. La miccia dell'ingegno si accende spesso nel breve, non ha bisogno di avere lunga vita e Pioli ha fatto strabenissimo a lasciarlo per tutti i novanta minuti. Candreva, pur restando nella mediocrità della prestazione biancoceleste, è apparso meno timido del brasiliano - soprattutto nel primo tempo - e pare che dopo il cambio si sia sfogato con Radu dicendogli che «in questa squadra non ci sono né idee né gioco». L'immagine della serata storta della Lazio è il colpo di testa vincente di Mexes, al primo pallone stagionale dal sempreverde sapore di derby. Il resto è solo disorganizzazione, a partire da Marchetti che sbaglia più del figlio Donnarumma e da Biglia che decide di smorzare le luci del centrocampo e manda l'intera squadra in confusione. A farne le spese è il povero Klose, impegnato nel remake di 'Casper'. Altra notizia da segnalare, qualora non ve ne foste accorti. Il piccoletto a bordo campo inquadrato per circa metà partita era Dusan Mihajlovic, figlio di Sinisa e raccattapalle biancoceleste. Nel 2025 sapremo se per l'esterno tredicenne la sfida di ieri sarà stata l'unica gloria personale in ambito pallonaro o un cimelio raffigurante i primi passi di una bella carriera. @damorirne