Calcio

Lo scudetto è una questione meridionale

Più di un quarto di campionato è andato via - mancano ancora 28 giornate -, ma i presupposti per utilizzare l'espressione "questione meridionale" quando si guarda allo scudetto ci sono tutti, travisandone il significato originario. Alla fine di ottobre si è arrivati al vistoso duello a distanza tra Roma e Napoli, che si incontreranno al San Paolo il prossimo 13 dicembre. La Juventus ha deliberatamente deciso di restare inerme a guardarli, tanto sangue e troppa violenza per i nuovi ragazzini di Allegri. Ci sarebbero anche Fiorentina e Inter, è vero, ma la sensazione è che le due nordiste non possano intaccare - mai come quest'anno - l'orgoglio del sud. Perché i bianconeri sono stati tagliati così presto dalla corsa scudetto? Posto il fatto che in 10 non si gioca meglio che in 11 - ci perdonerà il 'Barone' e di riflesso Mancini -, possiamo provare a individuare i limiti dell'allenatore, in casi del genere sempre il primo imputato. È argomentazione retta, prima di tutto, ragionare giorno per giorno. Sarebbe privo di logica e piuttosto fuorviante, al momento, spendersi sulle possibilità di recupero. La frenesia causata dall'impietosa realtà dei meno undici punti dalla vetta - anche se risulta difficile non pensarci - danneggia il lavoro a breve termine. Scendere in campo dopo aver fatto i compiti della settimana con la consapevolezza di essere indietro rispetto ai compagni di classe non è di ausilio al profilo psicologico, soprattutto quando si viene da una finale di Champions e da quattro scudetti consecutivi. Trasformare l'orgoglio maturato nel corso del secondo tempo contro il Sassuolo in rabbia positiva, imparandola a gestire. Questo potrebbe essere il primo passo. L'assenza forzata di Marchisio è stata certamente un handicap, il voler rinunciare a Khedira in un impegno così delicato affidando il peso del centrocampo a due Under 8 (si scherza) come Sturaro e Lemina un azzardo da roulette russa. L'italiano, il tedesco e il francesino. Turnover sì, ma almeno due su tre sempre in campo. Solo in questo modo non si snatura la spina dorsale della squadra, che proprio in mediana ha la sua identità e trova la l'istintiva consulenza degli altri reparti. Sabato c'è il derby con il Toro, martedì la quarta europea con il Borussia M'Gladbach. Gli esami non finiscono mai, diceva Eduardo, e studiare non è mai abbastanza. Anche per chi figura nella lista del Pallone d'Oro. @damorirne