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Una, nessuna e centomila Roma

Una, nessuna e centomila Roma

Redazione

21 ottobre 2015

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Sei delle otto reti subite dalla Roma in quest'inizio di Champions League sono arrivate nella prima mezz'ora. Suarez al 21', Stasevich all'8', Mladenovic al 12' e al 30' e le due del 'Chicharito' Hernandez al 4' e al 19'. Potrebbe essere un caso? Sì, sicuramente. Ma il pisolino che schiacciano i giallorossi subito dopo aver ascoltato l'inno non ci esenta dal dire che durante le prestazioni di lavoro bisognerebbe utilizzare soltanto una maschera. La tecnica dello straniamento 2.0 adottata da Garcia - che non è ancora riuscito a vincere un'altra partita dal felice esordio contro il CSKA nel settembre del 2014 - rischia innanzitutto di far prendere un colpo a tutti i tifosi, sballottati senza la minima stabilità dalla base al vertice della piramide emotiva e poi di nuovo al contrario, dal vertice alla base in sessanta secondi. I disastri e le glorie arrivano spogli di preavviso, riuscendo - almeno nella serata di ieri - a compensarsi. A dirla tutta, il punticino strappato alla BayArena deve essere visto nel suo valore positivo, a prescindere dalla gestione dell'intera gara. Il passo da recriminare è il fallimento nella steppa bielorussa, contro una squadra discreta per elementi e gioco. Un po' la qualità che la Roma ha ritenuto opportuno palesare in Germania, in un ricevimento pure così rilevante. Indelicata la difesa, a partire dalla limitata esperienza da uno che non t'aspetti, come Torosidis, il cui tocco di mano confeziona il non impossibile rigore di Hernandez. E Rüdiger, che definire troppo "scolastico" è un pregio, quasi mai in linea con il resto dei compagni, nel giro della Mannschaft di Joachim Löw e non si sa come per quanto fatto vedere nella capitale. Sbaglia tanto anche l'alter ego di Nainggolan, da ruba palloni a perdi palloni, al quale però va dato atto di aver quanto meno analizzato lucidamente la partita, che Pjanic muta in una manifestazione illusionistica e all'avanguardia - lo richiedeva la situazione - facendo un po' di economia, decidendo che forse è meglio esercitarsi a tirare dalla distanza piuttosto che perdere energie vitali causate dall'avvicinamento alla porta avversaria. Giù il cappello per De Rossi, realizza la più improbabile delle doppiette - la prima in Europa - anche se forse non mette in pratica le indicazioni previste dal pizzino che Garcia gli fa recapitare. L'urgenza della Roma è quella di puntare con decisione su gente del genere, da battaglia, in grado di reagire quando davanti si para la scalata più dura. Questione di adattamento. Alcuni fanno in fretta, altri carburano in evidente ritardo. @damorirne

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