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Guerin Ranking, l'altro Top 11: i giovani emergenti nei campionati minori

Guerin Ranking, l'altro Top 11: i giovani emergenti nei campionati minori

Redazione

19 ottobre 2015

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(4-2-3-1): Koubek; Wahlqvist, Omeruo, Sviatchenko, Mladenović; Maksimović, Balić; Živković, Fossum, Minamino; Dabbur.

Tomáš Koubek (1992, Slovan Liberec) 1.Liga (Repubblica Ceca) – 13° nel Ranking Uefa, Coefficiente: 29.325 Lo straordinario blitz corsaro al Vélodrome di Marsiglia di inizio ottobre, durante il quale gli svariati tentativi degli increduli Alessandrini, Batshuayi, Mendy ed Ocampos (undici conclusioni complessive verso lo specchio della porta da parte dei Focesi) sono stati ripetutamente disinnescati dalla prontezza dei suoi riflessi, messi a dura prova anche da un paio di involontarie deviazioni pericolose nello sporcare ulteriormente le traiettorie, hanno finalmente permesso al nuovo portiere di riserva della Nazionale Maggiore di balzare agli onori delle cronache, per quanto nel curriculum figurino già quattro stagioni da professionista nello Hradec Králové, tristemente concluse da una retrocessione che in estate ha suggerito allo Sparta Praga di assicurarsene il cartellino per poi monitorarne i progressi in prestito, e come fiore all’occhiello un titolo di vice-campione d’Europa con la selezione Under 19 che nel 2011 in Romania riuscì ad irretire sino ai supplementari la corazzata spagnola dei vari Morata, Alcácer, Juanmi, Sarabia e Deulofeu nell’altalena di emozioni della finalissima. Classico esponente di una scuola che da sempre lavora sull’essenzialità del gesto più che incoraggiare la spettacolarità degli interventi, deve acquisire maggior reattività negli spostamenti e confidenza nella presa, ma le basi su cui imperniare la propria crescita sono solide e promettenti. Rolf Linus Wahlqvist (1996, IFK Norrköping) Allsvenskan (Svezia) – 20° nel Ranking Uefa, Coefficiente: 19.375 Dietro il sogno di portare per la prima volta il Lennart Johanssons Pokal sulle rive del Motala (l’ultimo titolo nazionale risale addirittura al 1989, quando c’era ancora il vecchio trofeo intitolato a Clarence von Rosen) non vi è solo l’affiatamento della coppia d’attacco Kujovic-Nyman, i cross dall’out mancino dell’ala islandese Traustason o la capacità del ventunenne Fransonn di riscoprirsi perno imprescindibile nel settore nevralgico del campo, ma anche la disciplinata assennatezza con cui l’ex stopper e leader arretrato della Svezia Under 17, assisasi sul gradino più basso del podio ventiquattro mesi orsono nella sinora unica partecipazione alla massima rassegna iridata, si è adattato a ricoprire il ruolo di terzino destro, tanto da costringere il croato Tkalcic a riciclarsi sulla fascia opposta. Se si eccettua qualche sporadica sbavatura nel mantenere la posizione per non lasciarsi sorprendere dalle ripartenze avversarie, il longilineo prospetto cresciuto nell’Eneby BK sta interpretando con grande personalità il suo ruolo di scudiero alle spalle del guizzante Bärkroth  nel 4-4-2 scolastico impostato da coach Janne Andersson, accompagnando sovente l’azione dei Peking con discrete doti nella conduzione della sfera ed insospettabili abilità balistiche nel concludere in prima persona dalla media o lunga distanza (vedere per credere le prodezze sfoderate ai danni di Aik e Djurgårdens). Kenneth Omeruo (1993, Kasımpaşa) Süper Lig (Turchia) – 12° nel Ranking Uefa, Coefficiente: 30.800 Trentatré tesserati sparsi in dieci differenti Paesi del Vecchio Continente, in un’ideale mappa che parte dall’insenatura del Firth of Forth su cui sorge Edimburgo per arrivare sino all’affaccio sul Mar Nero di Trebisonda, quasi al confine con l’Asia; suscita meraviglia snocciolare i numeri che caratterizzano il rendiconto dei calciatori di proprietà del Chelsea che per ovvie questioni di forza maggiore hanno dovuto ricercare altrove qualche spazio nella speranza (o illusione?) di poter strappare un’effettiva chance allo Stamford Bridge in un futuro che appare ogni volta più lontano. In questa miriade di peculiari situazioni, la più singolare è forse proprio quella legata a questo virgulto catapultato minorenne in Belgio, conteso tra Anderlecht e Standard Liegi, approdato alfine Oltremanica nel gennaio 2012 e costretto ad un tour de force tra Olanda, Championship ed oggi Turchia, malgrado sia ormai un punto fermo della Nigeria, con cui ha ben figurato tanto nella Confederations Cup 2013 quanto nei Mondiali brasiliani dell’anno susseguente, senza mostrare alcun timore reverenziale al cospetto di attaccanti del calibro di Suárez, Cavani, Džeko o Benzema, per tacer della Coppa d’Africa vinta da granitico baluardo della retroguardia a Johannesburg. Versatile (può giocare a destra), pulito nei tackle ed esplosivo negli anticipi, meriterebbe un palcoscenico più probante. Erik Sergeivich Sviatchenko (1991, Midtjylland) Superligaen (Danimarca) – 23° nel Ranking Uefa, Coefficiente: 17.850 Gli appassionati di arte contemporanea avranno senz’altro già collegato il cognome altisonante al padre Sergei, provocatorio architetto ed innovatore molto apprezzato negli stilemi della pittura acrilica, stabilitosi in Danimarca negli anni novanta dalla natia Ucraina; ciò ha consentito ad Erik di intraprendere la propria parabola esistenziale in quel di Viborg, città dello Jutland Centrale in cui ha mosso anche i primi passi nell’attività agonistica. Nella scorsa primavera tale excursus formativo lo ha posto di fronte al bivio del doppio passaporto, potenziale dubbio risolto accettando con convinzione la chiamata del Ct Morten Olsen in occasione di un’amichevole contro gli Stati Uniti (3-2 al Ceres Park di Aarhus), in cui è stato gettato nella mischia sin dal fischio d’inizio. Fisico potente e compatto seppur soggetto ad una laboriosa manutenzione, visto che in passato ha dovuto fronteggiare una drammatica rottura del legamento crociato e qualche sfortunato incidente alle caviglie, oltre che rognosi acciacchi muscolari agli adduttori, affidabile nell’impostazione, non si lascia pregare quando c’è da ricorrere alle maniere spicce ed in generale ha una coordinazione nella gestione del corpo più che accettabile, specie negli uno contro uno; talvolta si lascia ingolosire dalla frenesia di recuperare in fretta il controllo della sfera, senza temporeggiare anche quando sarebbe necessario. Filip Mladenović (1991, Bate Borisov) Vysheyshaya Liga (Bielorussia) – 21° nel Ranking Uefa, Coefficiente: 19.000 Sarebbe stato arduo per chiunque prevedere alla vigilia che il jolly Florenzi, encomiabile nel sacrificarsi per far le veci di Maicon forse troppo spesso e reduce dalle recenti esibizioni da standing ovation contro Juventus e Barcellona, venisse messo alla berlina per almeno mezz’ora da un misconosciuto ossesso mancino in costante proiezione offensiva sul proprio binario, poderoso nell’incalzare all’unisono tanto l’italiano quanto Gervinho con una falcata regolare e costituita da piccoli e veloci passi verso la linea di fondo giallorossa, premiato inoltre dalle solite incertezze del polacco Szczęsny. Insomma, una meritata serata da ricordare per evidenziare i progressi individuali riscontrabili tanto nelle abituali sovrapposizioni quanto nelle chiusure in diagonale, al netto dell’altrettanto consueta tendenza di sparare tutte le proprie cartucce senza distribuire sapientemente le forze lungo l’arco dei novanta minuti, rischiando sovente di andare anzitempo in riserva di energia con inevitabili cali della concentrazione. Chissà se la prima doppietta in Champions League lo aiuterà a ricucire il rapporto bruscamente interrotto con la sua Serbia, lasciata in maniera travagliata con la rescissione consensuale dal contratto che lo legava alla Stella Rossa dopo la fragorosa esplosione nel Borac Čačak e che si ostina ad ignorarlo dal marzo 2012 in ottica Nazionale Maggiore. Nemanja Maksimović (1995, Astana Fk) Prem'er Ligasy (Kazakistan) – 28° nel Ranking Uefa, Coefficiente: 13.375 Marijampolė , 1° agosto 2013: la Serbia Under 19 centra un insperato trionfo agli Europei piegando la favorita Francia, primo alloro internazionale dallo scioglimento della Jugoslavia. Auckland, 20 giugno 2015: dopo aver ispirato la rete del momentaneo vantaggio e sfiorato l’incrocio dei pali a margine di un’iniziativa personale intrapresa in bello stile, il numero otto in maglia rossa s’inserisce in percussione tra le maglie larghe di un Brasile sbilanciato e regala allo scadere dei tempi supplementari un clamoroso alloro iridato alla propria nazione. Nicosia, 26 agosto 2015: il longilineo mediano frangiflutti dell’Astana, equilibratore imprescindibile nel modulo attendista ideato dal bulgaro Stanimir Stoilov, irrompe nell’area piccola sguarnita dell’Apoel su un traversone basso senza troppe pretese azzardato da Dzholchiyev a sei giri di lancette dallo scadere delle ostilità, sancendo la storica qualificazione di una compagine kazaka alla fase a gironi della massima competizione continentale. Un memorabile trittico di imprese, semplicemente inimmaginabile appena una trentina di mesi fa, quando il ragazzo nativo di Banja Koviljača ha seriamente rischiato di compromettere la propria carriera, archiviando la pessima parentesi alla Stella Rossa per ripartire da zero dalla Slovenia e rilanciarsi nel Domžale dopo un infruttuoso abboccamento con il Verona. Andrija Balić (1997, Hnk Hajduk Split) Prva Liga (Croazia) – 17° nel Ranking Uefa, Coefficiente: 23.875 Sarà per banali questioni tricologiche, o magari per la preoccupante penuria di registi puri nel panorama calcistico moderno, e forse chissà per quella maniera molto simile di rilasciare il piede nell’atto di colpire l’amato attrezzo del mestiere, o perché no per il vezzo di incedere sempre a testa alta anche sotto pressione, ma chi ha avuto il piacere di assistere nell’ultimo biennio a qualche match disputato dai Bili di Spalato, specie nel periodo di grazia vissuto nel marzo di quest’anno tra campionato e Nogometni Kup (da urlo la prestazione casalinga con il Vinogradar), non può esser rimasto indifferente alla suggestione di rivedere nelle cadenzate movenze del piccolo fenomeno di Dugopolje qualche reminiscenza della classe di Pirlo, in particolare nelle illuminanti rasoiate che contraddistinguono le sue verticalizzazioni o nei lanci lunghi disegnati con un istintivo goniometro mentale ed una visione di gioco da predestinato. In realtà, l’elegante vertice basso croato è in grado di giostrare anche in posizione più avanzata ed aggiungere un dinamismo molto prezioso ad un bagaglio d’alta scuola, dettando i tempi alla propria squadra a seconda delle consegne affidategli dalla panchina, che nel caos intercorso tra le dimissioni di Igor Tudor nell’inverno scorso e la firma di Damir Burić quattro mesi dopo gli ha affidato sempre più spesso le chiavi del centrocampo. Andrija Živković (1996, Partizan Belgrado) SuperLiga (Serbia) – 27° nel Ranking Uefa, Coefficiente: 14.125 Partenza sulla banda laterale destra con la porta avversaria inquadrata preventivamente nel mirino nonostante la notevole distanza, accelerazione nel breve con il pallone incollato agli scarpini, sporadiche carezze con la suola ad impreziosire una rapida sequela di dribbling ubriacanti nello stretto e finte irridenti, ingresso in area da posizione defilata, rientro sul vellutato mancino e conclusione a giro sul palo lontano per cercare di beffare il portiere: tale azione è diventata un po’ il marchio di fabbrica del geniale seppur discontinuo diamante grezzo originario di Niš, talvolta deleterio nell’intestardirsi con tentativi solipsistici dall’elevato coefficiente di difficoltà ma gradualmente sempre più decisivo per le sorti del proprio team, specie quando comprende di non dover esagerare a tutti i costi con gli effetti speciali. Mentalmente, infatti, qualcosa di positivo sembra esser scattato in coincidenza con l’apoteosi raggiunta nei Mondiali Under 20 in terra neozelandese, laddove peraltro la sontuosa punizione con cui ha ipnotizzato l’estremo difensore messicano è stata votata “Best Goal Of The Tournament” dagli utenti in Rete. Pressoché immarcabile nelle giornate di vena, l’intermittente Andrija sta trascinando a suon di magie i bianconeri in un esaltante cammino di Europa League, in parte offuscato da un organico non idoneo a reggere il doppio impegno. Iver Fossum (1996, Strømsgodset) Tippeligaen (Norvegia) – 24° nel Ranking Uefa, Coefficiente: 17.250 Probabilmente in un contesto di livello superiore troverebbe la sua dimensione ideale nello spot di mezzala sinistra con licenza d’offendere, sfruttando il tempismo innato negli inserimenti per aggredire gli spazi in verticale e l’inesauribile atletismo che gli sono valsi l’esplicativo soprannome “The Machine”, ma nel frattempo alla seconda stagione effettiva da titolare in patria si sta consacrando qualche passo più avanti, trequartista atipico nello scacchiere disegnato dall’indiscusso rabdomante di talenti Ingebretsen, il quale in un decennio da assistente nello staff tecnico del club di Drammen ha contribuito alla valorizzazione del florido vivaio in cui il Real Madrid ha scovato Martin Ødegaard. Rispetto a quest’ultimo il tocco è senz’altro più ruvido, ma ciò non ha impedito al biondo numero quattordici di assurgere al ruolo di finalizzatore più prolifico dei Marineblå con undici firme sul tabellino dei marcatori e ben nove passaggi vincenti distribuiti in ventisette apparizioni; in sostanza, un terzo delle reti siglate in campionato dal Godset sono frutto della sua rara efficienza prestazionale, e non a caso è l’unico al pari dell’esperto portiere Pettersen a non aver saltato un singolo impegno in calendario, impressionante ruolino di marcia che verosimilmente gli varrà la sacrosanta assegnazione del Premio Kniksen come “giovane dell’anno” dell’Eliteserien. Takumi Minamino (1995, RB Salisburgo) Bundesliga (Austria) – 16° nel Ranking Uefa, Coefficiente: 23.900 Sbarcato nel gennaio scorso in Europa per una cifra irrisoria e nell’indifferenza generale, si è presentato leggerino in tutti i sensi nel nuovo contesto ambientale, in primis a giudicare dalla struttura brevilinea ed invero gracile che lo contraddistingue, ma anche per quanto concerne la consistenza effettiva delle sue giocate, inversamente proporzionale alla tenacia ed alla voglia di emergere profuse, addirittura nella generosa e certo a lui non congeniale fase di non possesso. Eppure nel disastroso avvio di stagione dei Tori, incapaci di sopperire all’infortunio del bomber Soriano ed al contempo di registrare una retroguardia ballerina, in cui il brasiliano Paulo Miranda e l’ancor acerbo croato Caleta-Car non sono riusciti a proporsi come sostituti affidabili del neo-Leverkusen Ramalho al fianco di Hinteregger, Peter Zeidler si è alfine persuaso a dargli fiducia nell’affollatissima batteria di laterali offensivi a disposizione, venendo ripagato dalla sorprendente verve realizzativa di un ragazzo che nei mesi di ambientamento era sembrato sì piuttosto promettente in fase di preparazione (non male tecnicamente, calcia con entrambi i piedi senza troppi problemi, creatività ed ottimo controllo del pallone, difficile da arginare quando si mette in testa di andar via al marcatore diretto), ma al contempo parecchio fumoso nell’atto di concretizzare il proprio lavoro. Munas Dabbur (1992, Grasshoppers) Super League (Svizzera) – 11° nel Ranking Uefa, Coefficiente: 31.175 Il guanto di sfida scagliato in estate all’indirizzo del Basilea dalle Cavallette, alla ricerca di una nobiltà perduta ormai dal 2003, difficilmente spezzerà la consolidata dittatura RotBlau in tempi brevi, ma sta acquisendo gradualmente credibilità alla luce delle performances di questo normolineo israeliano finito da qualche tempo nel mirino del Palermo, un centravanti di manovra sempre prodigo nel venire incontro ed offrire opzioni di passaggio al portatore di palla di turno, sponda preziosa in un fraseggio corto impreziosito da un’inconsueta avvedutezza nella lettura preventiva delle situazioni di gioco. Paradossalmente i margini di miglioramento più evidenti si riscontrano proprio nella zona di competenza abituale, giacché fuori dai sedici metri dell’area di rigore in alcuni frangenti risulta più efficace che all’interno, laddove tuttora pecca di freddezza nelle conclusioni, e di certo il gioco aereo non può essere segnalato come il pezzo forte del suo repertorio; viceversa, è un elemento tatticamente prezioso sia negli scambi in velocità sia nei movimenti che è in grado di assicurare, perfetti per dischiudere gli spazi innanzi ad una seconda punta che sa partire da lontano ed attaccare la profondità a guisa del talentuoso sodale Shani Tarashaj o esterni abili nel tagliare verso il centro come il francese Ravet ed il brasiliano Caio, principali beneficiari dei suoi numerosi assist. (NB: il Ranking Uefa è aggiornato al 2 ottobre 2015) Marco Oliva

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