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Se Moratti parla da presidente

Redazione

16 ottobre 2015

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Nei giorni che portano a Inter-Juventus Massimo Moratti parla come se il presidente dell'Inter fosse ancora lui. Ed in effetti... Una partita molto interessante si giocherà anche lunedì all'Hotel Gallia di Milano, quello storico del calciomercato di fronte alla Stazione Centrale, quando l'assemblea dei soci nerazzurri ufficializzerà i risultati finanziari della stagione 2014-15, con un passivo che si prevede pesantissimo. Il Guerino avrà in assemblea due qualificate fonti, non legate né a Moratti né a Thohir, quindi magari qualcosa di interessante scriveremo. Nella peggiore delle ipotesi ribadiremo l'ovvio, come al solito. Certo è che almeno fino alla fine del 2016 non ci saranno ricapitalizzazioni, secondo gli accordi fra Thohir (il cui gruppo ha il 70%) e Moratti (29,5, il resto a piccoli soci) al momento dell'aumento di capitale che a fine 2013 cambiò la composizione azionaria del club. Siccome il passivo 2014-15 sarà pesante, secondo alcune voci disastroso, oltre al normale indebitamento bancario gli scenari sono soltanto due: 1) solito prestito di Thohir a un interesse assurdo, l'8%, nella situazione attuale di tassi di interesse quasi azzerati; 2) ritorno d'attualità del discorso bond, che qualche mese fa sembrava tramontato, alla ricerca di pazzi che vogliano bruciare soldi nella fornace del calcio senza nemmeno comandare. Qualsiasi altra ipotesi, dalla cessione di quote da parte di Thohir ad operazioni di ingegneria finanziaria, è probabilmente resa impossibile da patti parasociali che molti millantano di conoscere (tutti abbiamo l'amico dell'amico del cugino di quel consigliere) ma che rimangono oscuri. In chiaro c'è che questo è l'ultimo anno del piano triennale di transizione, al termine del quale l'Inter andrà a raccogliere nuovi capitali sul mercato o tornerà ai Moratti. 2. Scriviamo a volte seriosi articoli di politica sportiva, tracciando scenari per il dopo Blatter (dopo Blatter?) alla FIFA e facendo congetture sulla linea difensiva di Platini in merito al bonifico da due milioni di franchi, ma troppo spesso ci dimentichiamo di casa nostra. In sintesi: quale candidato sosterrà davvero la FIGC il prossimo 26 febbraio a Zurigo, al di là delle dichiarazioni di facciata pro Platini (che vanno registrate, sono pur sempre la linea ufficiale), da bravi soldatini UEFA? Il voto, anche quello della scorsa primavera che aveva dato il via a una nuova presidenza Blatter, è segreto ma stando ai corridoisti della federazione Tavecchio e i suoi, diciamo così, sostenitori non sono grandi ammiratori di Platini e la cosa si è notata nel sostegno piuttosto tiepido dato al numero uno europeo dopo la sospensione. Perché? Sul piano organizzativo Blatter è per non toccare lo status quo, a patto che continuino a lasciarlo giocare (lui, il nipote e i nuovi amici cinesi di Dalian Wanda) con i diritti televisivi del Mondiale, architrave della FIFA. Platini viene visto come troppo interventista sul calendario, come provato anche dalla vicenda Nations League (la nuova competizione europea per nazionali che partirà nel 2018) che in teoria dovrebbe raccogliere il 100% dei consensi delle federazioni, ma anche vagamente legato, in Italia, al blocco di potere contrapposto a quello che ha espresso Tavecchio. Non ci sono buoni e cattivi, ma soltanto convenienza. All'Europeo dell'anno prossimo non aspettiamoci favori, insomma. Detto questo, parafrasando Grillo, uno vale uno e quindi il voto di una federazione trainante come la nostra vale esattamente come quello delle Isole Cayman. 3. La politica sportiva c'entra soltanto marginalmente nel minacciato sciopero della calciatrici, che rischia di far saltare la prima giornata di serie A, nel disinteresse assoluto di media e spettatori. Sì, c'è la questione del fondo garanzia (ma sta per essere istituito) e quella del vincolo sportivo (le donne appartengono alla Lega Dilettanti, dove il vincolo esiste ancora), ma il problema di fondo è quello della considerazione: il calcio femminile in Italia è anni luce distante da quello di Nord Europa, Nord America e Brasile, per mille motivi di cui il primo, diciamolo, è che anche le donne italiane preferiscono guardare il calcio maschile. Un conto è la dignità e il rispetto che si deve a ogni sportivo, un altro è voler essere professionisti (professioniste) in un contesto di mercato che a malapena permette il dilettantismo. La retorica sulle donne trascurate, da cui si sono dissociati anche il c.t. Cabrini e una parte della calciatrici (fra cui Patrizia Panico, mentre la leader dell'altro fronte è Manuela Gabbiadini), è quindi degna di miglior causa. Twitter @StefanoOlivari

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