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La guerra televisiva e il bersaglio Berlusconi

L'aria di elezioni, non soltanto a Roma e Milano, rende di solito più alta l'attenzione giudiziaria sulle attività di Silvio Berlusconi anche non direttamente legate alla politica. E di queste attività il calcio è una delle più visibili. Per questo va presa con le molle la vicenda Infront, arricchitasi delle classiche perquisizioni (Genoa e Bari, ma anche uffici Mediaset e Infront), dove ad arrabbiarsi per come è andata l'asta per i diritti tivù italiani dovrebbero semmai essere 19 società (togliamo il Milan...) di serie A che stanno incassando 943 milioni di euro a stagione invece dei quasi 1.100 teorici, anzi molto teorici (l'offerta di Mediaset per il pacchetto 'scarso' era condizionata all'aggiudicazione di uno dei due pezzi forti), che ad un certo punto dell'asta sembravano profilarsi. Come abbiamo scritto cento volte, siamo al solito Sky-Juventus (John Elkann è legatissimo a Murdoch, non solo perché è nel consiglio di NewsCorp) contro Mediaset-Milan, con discesa in campo degli ascari mediatici, oltre ai media direttamente posseduti. Però il livello dello scontro si sta alzando rispetto ai soliti pezzi sotto dettatura. 2. Non possono sfuggire gli intrecci, molto forzati, con la vicenda ormai ridicola di Mister Bee, visto che il fiscalista (Andrea Baroni) con sede a Lugano di recente arrestato per riciclaggio è stato accostato al thailandese (che sarebbe suo cliente, così come alcuni dirigenti di Infront) dai media che usufruiscono delle indiscrezioni della procura di Milano. Tutto è basato finora su ipotesi. Di certo c'è che il calcio è in questa storia soltanto un pretesto e che tutta l'operazione Bee sia stata un grave errore di valutazione di Berlusconi: per le modalità oscure (tuttora non si conosce il nome degli acquirenti, anche se metà dei club di A ha proprietà strane), per la cifra strampalata, per i tempi lunghissimi che rendono il presidente del Milan un bersaglio sempre più facile. Poi si può ridurre tutta la storia all'assegnazione del pacchetto A o B, magari per non avere grane lo faremo anche noi. 3. In mezzo a questa guerra fra poteri fortissimi c'è ovviamente Carlo Tavecchio, faccia buona e cordiale dell'asse Galliani-Lotito-Preziosi, che come nelle peggiori federazioni, quelle legate alla medaglietta del naturalizzato (e spesso nemmeno quella), ha legato il suo futuro a un risultato sportivo. Il presidente della FIGC, la cui pubblicità è raccolta da Infront dal Sole 24 Ore, che ultimamente è molto attento al calcio, e il cui media partner è il gruppo editoriale che edita Corriere dello Sport, Tuttosport e Guerin Sportivo, ha sostenuto che una semifinale in Francia sarebbe risultato con cui potersi ripresentare come candidato. Ragionamento discutibile, come se palo-fuori invece di un palo-gol nei quarti di finale potesse dare un voto a una programmazione pluriennale e a un movimento che non è soltanto la Nazionale maggiore. Se questo è il metro, i vituperati Abete e Prandelli al loro Europeo erano arrivati in finale e adesso dovrebbero avere un monumento. 4. Indovinello del giorno. Chi è il nuovo allenatore, insospettabile solo per il grande pubblico ma non per colleghi ed ex compagni, che potrebbe fra poco entrare a pieno titolo nell'inchiesta sul calcioscommesse? Twitter @StefanoOlivari