Galliani, Lotito e Preziosi, i tre moschettieri di Infront

Galliani, Lotito e Preziosi, i tre moschettieri di Infront

Pubblicato il 12 ottobre 2015, 13:24

Il sistema di potere che gestisce il calcio italiano, dalla Federazione alla Lega passando per la gestione dei diritti televisivi e commerciali, è sconosciuto soltanto a chi evita accuratamente giornali, siti web e televisione: ultimi in ordine cronologico a parlarne sono stati i giornalisti di Report, ma è probabile che nemmeno in questo caso cambi qualcosa. Certo è che i recenti scandali FIFA si saldano alla situazione italiana perché in entrambi i casi il ruolo di Infront è centrale: se la casa madre presieduta da Blatter nipote (Philippe), da poco con maggioranza acquisita dai cinesi di Dalian Wanda (fra i mille possibili soci di Mister Bee, anche se quello vero è magari solo uno), ha in mano il cuore del sistema e cioè i diritti tivù dei Mondiali, la filiale italiana di Marco Bogarelli è centrale nel nostro piccolo mondo. L'asse Galliani-Lotito-Preziosi, che ha come espressioni istituzionali Tavecchio alla FIGC e Beretta alla Lega, è puntellato proprio dall'importanza ormai totale delle tivù per la sopravvivenza del sistema. Al di là di indagini giudiziarie e di aspetti penali che è ancora presto per commentare, è evidente il gigantesco conflitto di interessi di Infront, che produce le immagini del campionato e da quest'anno anche con una sua regia (coordinata da Popi Bonnici, ex di Mediaset come del resto molti personaggi Infront e consulenti), ma è anche partner commerciale di quasi tutte le squadre di serie A di cui vende i diritti in sostanza a due televisioni, Sky e Mediaset, mentre le immagini per l'estero sono gestite dalla MP & Silva di Riccardo Silva, del quale abbiamo parlato di recente a proposito della nuova squadra di Miami (ne è comproprietario insieme a Paolo Maldini, quindi dubitiamo che qui Galliani c'entri) che giocherà nella NASL. In altre parole, essendo in molti casi i ricavi da stadio sotto il 10% del fatturato, quasi tutti i club (soprattutto quelli che hanno ceduto anche i diritti di marketing e advertising, fra le grandi oltre a Milan e Lazio l'hanno fatto anche Inter e Fiorentina, per le piccole l'elenco sarebbe troppo lungo) dipendono da Infront per la loro vita e la loro morte. Se in passato la semplificazione Sky-Juventus contro Mediaset-Milan poteva starci, nel presente i club contano molto meno delle battaglie televisive e politiche che si stanno combattendo sopra la loro testa. Domanda ingenua, di chi non ha mai trovato uno sponsor nemmeno per la gara di biglie in cortile: se Infront avesse sottomano l'azienda X che vuole investire nel calcio, su quale dei suoi tanti club la indirizzerebbe? È chiaro che direzionare soldi da una parte o dall'altra può condizionare le scelte politiche dei club. Dal blocco di potere Infront, advisor delle FIGC oltre che della Lega, sono fuori in sostanza soltanto Juventus e Roma ed è per questo che qualche articolo sul tema ogni tanto si legge. Alla fine le partite vere non sono quelle che si giocano in campo, se no Milan e Lazio sarebbero campioni d'Italia, ma su tavoli che muovono interessi molto più pesanti. La presunzione, non del tutto sbagliata, dei gestori del sistema è che il tifoso di calcio sia un tossico al quale si può vendere di tutto anche peggiorando la qualità della droga. Twitter @StefanoOlivari

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