Calcio

La risalita della Juventus e il sonno di Pogba

Era ora. Un po' in ritardo, sollevando il disappunto dei tifosi e creando discussioni sterili sul futuro del proprio tecnico. La Juventus ha tolto il freno a mano che la condizionava da inizio stagione, da quando - tolta la Supercoppa contro la Lazio - il colpo grosso di Thereau gelò lo stadio di casa, non abituato a trovarsi in situazioni del genere. Dybala ha ingranato prima del dovuto agli occhi di Allegri, complice l'infortunio di Mandzukic, arrivando a eguagliare le stesse reti di Tevez nelle prime dieci partite ma giocando meno minuti. L'argentino era quello che maggiormente figurava sotto esame, almeno seguendo quella frangia di tifosi che pretendevano tutto e subito da chi ha fatto sborsare alla società più di 32 milioni. Il lato curioso della faccenda riguarda il non visto, nel senso che l'ex attaccante del Palermo a essere buoni ha mostrato solamente il 40-50% del proprio repertorio. Parole d'elogio, che corrono parallele allo scorso anno, anche per il partner di reparto, Alvaro Morata. Se con Tevez vestiva i panni del gregario - chiamiamolo così, non è una critica -, nella nuova Juve veste i panni del leader. Vuoi per necessità o per meriti, è in ogni modo un ruolo che gli si addice. Sempre in rete nelle ultime vittorie (City, Siviglia e Bologna), impossibile farne a meno. L'altro elemento che, seppur in condizioni fisiche tutt'altro che ottimali, ha cambiato il volto dei bianconeri è senza dubbio Khedira. Gli sono bastate due partite e meno di 180 minuti per assicurarsi una maglia da titolare. Gioca in maniera semplice, usa la testa per pensare, non agisce mai d'istinto e non si lascia andare a virtuosismi personali in grado di ledere le azioni della squadra. Il chiaro riferimento è a Pogba, che purtroppo non è ancora uscito dal guscio di Berlino. Come se volesse dimostrare a tutti i costi - dopo le partenze di Pirlo, Tevez e Vidal - di essere tagliato per appropriarsi celermente del carisma lasciato dai tre. È giovane ma non brocco, quindi abile a capire che in un momento così delicato mettere da parte le giocate individuali - che sfortunatamente non danno i loro frutti - sarebbe la condotta più onesta. Un ultimo appunto. Avere il numero 10 sulle spalle non garantisce il diritto a tirare i calci piazzati. Possibile che Allegri non se ne sia accorto? Almeno sulle punizioni venga in aiuto Hernanes. @damorirne