Calcio

I dolori del giovane Marotta

Il prossimo novembre Paulo Dybala compirà 22 anni e la mentalità che guida il calcio italiano fatica ancora a carpire quel tocco che separa, facendo riferimento sempre al campo, l'acne del ragazzo dalla villosità dell'uomo. Non si capisce quando si diventa grandi e spesso si è relegati al ruolo di promessa anche alla soglia dei 25. E il dg della Juventus, Beppe Marotta, non ha lasciato spazio a dubbi parlando dell'argentino: «In panchina? Da lui non ci aspettiamo il massimo in questa stagione, deve crescere con calma». Considerando che, nella maggior parte dei casi, problemi del genere nascono e (non) muoiono all'interno del Belpaese - all'estero se reputi valido un elemento lo fai giocare, vedi Kane nel Tottenham o Martial nello United - verrebbe da pensare in che modo l'attaccante possa completare il proprio viaggio di maturità da seduto. Due fatti sono innegabili: il Tata Martino non è d'accordo con Marotta - in Nazionale vanno sempre i migliori, si giudica con cinismo - e un campionato vissuto da protagonista non basta a cancellare dalla testa di chi ti guarda la tenera età. Deve crescere con calma uno che lo scorso anno ha insegnato calcio a colleghi ben più vecchi? Sa benissimo di poter cambiare idea a riguardo, lo ha fatto con Morata. Parliamoci chiaramente, lo spagnolo si presentava alla Juventus in maniera ben "peggiore". Arrivava dal Real, e sì che non è il Palermo, dopo aver passato più tempo in panchina ad ammirare gli scarpini di Ronaldo che in campo a fiancheggiare i compagni. Poi gli si è data fiducia, gli si sono presentate numerose occasioni - complici le prime bocciature di Llorente da parte di Allegri - che ha saputo sfruttare, togliendosi giustamente di dosso l'etichetta del bambino e spingendo con decisione il piede sull'acceleratore. Fondamentale già dagli inizi, con gli stessi anni del Dybala di oggi. Non si sta criticando la circostanza del precariato della Joya nell'undici titolare - sarebbe da stupidi pretendere tutto e subito -, ma l'insensatezza di una dichiarazione nei confronti di chi, quattrini alla mano, è stato il fiore all'occhiello della campagna acquisti. Evitiamo di giudicare un'operazione di mercato dal potenziale e smettiamola di pensare sempre al futuro, chi ha pagato più di 30 milioni deve assumersi le proprie responsabilità sin da subito. @damorirne