Calcio

Bandiere al vento / Santiago Bernabéu

Quando si dice: non c'è bisogno di aggiungere altro. Nominare la figura di Santiago Bernabéu equivale a dire Real Madrid. E viceversa. Perché un uomo che ha difeso per l'intera sua vita sempre e solo il bianco, da giocatore, allenatore e presidente, non può evitare di essere considerato una leggenda. Anche se, nel 1920, accadde una cosa... Santiago Bernabéu de Yeste nasce ad Almansa, vicino Albacete, l'8 giugno 1895. Figlio di madre originaria di Cuba e di padre avvocato, inserito in una famiglia numerosa, si trasferì a Madrid ancora bambino. Scopre il calcio in collegio. Studia inizialmente medicina e poi decide di seguire le orme paterne nel diritto. Laureatosi come avvocato, non avrebbe mai esercitato nel resto della sua vita. Esordisce nel Real Madrid all'età di sedici anni, realizzando il gol decisivo in amichevole. Bernabéu gioca come attaccante, ma agli inizi con i blancos venne schierato tra i pali. Milita nel club fino al 1927, dopo aver vissuto da protagonista un gustoso aneddoto forse poco conosciuto: nel 1920, convinto dall'ex compagno e amico Ruete a seguirlo nell'Atlético Madrid, disputò una sola gara con i grandi rivali biancorossi. Ma la Federazione gli impedì per un anno di giocare gare ufficiali, perché risultava un tesserato del Real Madrid. E' questa la ragione per cui nel campionato 1920-21 si creò un buco misterioso nella sua sterminata vita merengue. Un tradimento...che però si fece abbondantemente perdonare in seguito. Lasciato il calcio agonistico a 32 anni dopo aver conseguito la Laurea in Diritto, decise di continuare ad occuparsi a tempo pieno del Real Madrid a livello tecnico e direttivo. Tra il 1929 ed il 1935 fu segretario della giunta direttiva, adoperandosi in maniera efficace per la trasformazione del calcio in Spagna da amatoriale a professionistico. Partecipa alla Guerra Civile spagnola e si impegna nel periodo post-bellico a ricostruire la società. Venne eletto presidente nel 1943 e concretizzò l'acquisto del terreno su cui sorge l'attuale stadio della squadra, inaugurato nel 1947 come Estadio de Chamartín. Il 4 gennaio 1955 la giunta direttiva madridista rinominò l'impianto come Estadio Santiago Bernabéu in riconoscimento perpetuo alla sua figura leggendaria, proprio all'alba di un'era magica che issò il Real al vertice del calcio spagnolo ed internazionale. Organizzò il club in maniera moderna, creando la prima squadra multinazionale con l'ingaggio di campioni stranieri come Di Stéfano, Kopa e Puskás. Prese forma così il Real Madrid delle cinque Coppe dei Campioni (torneo di cui fu tra gli ideatori) consecutive tra il 1956 ed il 1960, ottenendo grandi successi anche con la sezione di pallacanestro, gestita dal suo braccio destro Saporta. Colpito da problemi di salute, scomparve il 2 giugno 1978 all'età di 82 anni, lasciando su questa terra una scia di vittorie infinita come dirigente: sedici campionati, sei Coppe nazionali, sei Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale e due Coppe Latina. Santiago Bernabéu. Un nome, un mito senza tempo. Fabio Ornano Già pubblicati: Tony Adams, Aurelio Scagnellato, Ricardo Bochini, Giovanni De Prà, Sandro Mazzola, Julen Guerrero, Franco Baresi.