Altro

Juventus e Roma, la Champions da non pagare

L'impresa della Juventus a Manchester e l'onesta difesa della Roma contro i campioni d'Europa del Barcellona, nobilitate anche dalle prodezze di Morata e Florenzi, hanno reso ancora più interessante la discussione sul presente e sul futuro dello sport in televisione, ben al di là della disfida, probabilmente ad uso esterno, fra Sky Sport e Mediaset Premium. Lo sport in televisione non è un diritto sancito dalla Costituzione, ma è vero che per legge alcuni eventi ben precisi devono essere trasmessi in chiaro anche se ci sono contratti di esclusiva criptata. Esempio: nel caso impossibile la nazionale di rugby arrivi in semifinale nella Coppa del Mondo che sta per iniziare bisognerebbe oltre a Sky trovare una soluzione in chiaro. Fra questi eventi non ci sono senz'altro i gironi di Champions League, con buona pace di chi rimpiange il meraviglioso passato dei 'mercoledì di coppa', quando chi come noi non aveva niente da fare poteva partire con una partita da Bucarest alle 13 e finire con una a Bilbao alle 22: tutto sulla RAI, tutto in chiaro (non esistendo il criptato) ma non certo gratis visto che il canone era ed è un abbonamento obbligatorio ad una pay-tv che nemmeno scegli, al di là dei giudizi sulla qualità delle trasmissioni e dei giornalisti. Come tutti sanno, Mediaset da questa stagione ha l'esclusiva pay della Champions League e sembrava intenzionata a difenderla evitando il chiaro di Juventus e Roma almeno fino agli ottavi di finale. Sembrava, al passato, perché già Bate Borisov-Roma andrà in chiaro su Canale 5. L'obbiettivo è dichiarato: rientrare della mostruosa (oltre 600 milioni di euro per un triennio) cifra spesa per l'esclusiva, contando sul fatto che juventini e romanisti senza pay-tv o abbonati Sky non abbiano un bar attrezzato sotto casa o amici tesserati Mediaset. La notizia, resa drammatica dalla freddezza dei numeri, è che le persone che guardano la Champions su Mediaset Premium sono rimaste più o meno le stesse del passato, quando però c'era la concorrenza di Sky. Se una partitona della Juventus come quella con il Manchester City raccoglie gli stessi 800mila spettatori di una partitina contro il Copenaghen significa che l'investimento di Mediaset è destinato a trasformarsi in un bagno di sangue a meno che qualcuno (non necessariamente Sky) rilevi la parte Premium dell'azienda. Non è però di questa alte strategie che vorremmo parlare, quanto dell'atteggiamento vittimistico da parte dell'appassionato di calcio medio. Che è ricorso allo streaming (illegale, va ricordato, anche dal punto di vista di chi guarda) o ai tanti buchi satellitari e non (in parte del Nord Italia la partita è stata vista in chiaro sulla tivù svizzera), ma nella quasi totalità non ha voluto un secondo o un primo (nel caso non avesse Sky) abbonamento pay, non ritenendo sufficiente la Champions per legarsi all'ennesima catena della vita quotidiana. In altre parole, tanti tifosi innamorati della propria squadra ma soltanto se questo amore è gratis o percepito come tale. Quanti discorsi in managerese sul calcio 'killer application' destinati ad essere ridimensionati... Male per le televisioni, malissimo per chi trae la maggior parte del proprio fatturato dalle televisioni. Intanto è partita in maniera semiclandestina la tanto attesa di tivù della lega, che da questo fine settimana comincerà a trasmettere tre partite: sabato alle 18, domenica alle 12 e 30 e una di quelle domenicali delle 15. Nulla di più di una web-tv, oltretutto al momento distribuita soltanto da TIM, gestita direttamente da Infront e cioè l'advisor televisivo della lega. Un'ulteriore opzione, che giustamente esplora un terreno ancora vergine come quello dello streaming legale ma che difficilmente potrà creare 'nuovo' pubblico. Il calcio è importante nella vita della gente, ma non fondamentale: non è una grande verità, ma è la verità. Si può vivere bene, forse meglio, anche guardando la propria squadra in lieve differita. Twitter @StefanoOlivari