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Mezz'ora di Balotelli

Redazione

15 settembre 2015

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Mario Balotelli è tornato un potenziale fuoriclasse, dopo mezz'ora di derby molto ben giocata, a quindici mesi da quel Mondiale che è stato lo spartiacque fra il girone dei possibili Palloni d'Oro e la discesa in quello dei contrattoni di cui i grandi club europei si vogliono liberare ad ogni costo. Per noi non ha mai smesso di esserlo, un fuoriclasse, non meno di venti articoli del Guerino possono testimoniarlo. Per questo evitiamo quelle celebrazioni da ufficio stampa che mettono insieme un po' tutti, anche Montolivo (celebrazioni di una sconfitta, va pur sempre ricordato). Gli antipatizzanti di Balotelli sostengono che quella con l'Inter sia stata una partita particolarissima, da Balotelli giocata sui nervi in mezzo a mille provocazioni, con l'uno contro tutti che in definitiva lo avrebbe esaltato: più difficile, secondo questa teoria, trovare il fuoco sacro sabato sera contro il Palermo. Sarà. Ma non c'è motivazione al mondo che ti possa insegnare ad essere pericoloso anche a quaranta metri dalla porta, o comunque ad essere temuto a prescindere. Accadeva addirittura nelle poche e tristi apparizioni nel Liverpool, nonostante si trascinasse in mezzo al non gioco di Rodgers. L'unico problema che vediamo per Balotelli è che il punto di forza del Milan di quest'anno sono le due punte titolari: Bacca e Luiz Adriano si integrano alla perfezione e creano situazioni a prescindere dalla evidente modestia del centrocampo, pieno di gente che a malapena esegue il compitino. Ma non occorre frugare nei cassetti di Mihajlovic per prevedere che con un Balotelli minimamente motivato l'allenatore serbo sceglierà le tre punte con tre centrocampisti mazzolatori (chissà se questo termine andrà bene agli stupidi e anonimi cultori del politicamente corretto, ai quali non bastano virgolette e spiegazioni dei termini gergali) e quindi quasi sempre De Jong e raramente il celebrato Montolivo. Il derby di domenica sera ha dimostrato che la qualità media dei giocatori del Milan è inferiore a quella interista, ma anche che i rossoneri hanno la pericolosità offensiva per contendere a Mancini, alla Lazio e al Napoli il terzo posto da Champions. In chiave tifosa gli interisti gioiscono per la classifica ma cominciano a pensare di avere perso un'occasione, perché più volte negli ultimi mesi Balotelli si era offerto (arrivando anche a mandare sms a giornalisti e capi-tifosi per sondare il terreno e chiedere benevolenza: alcuni li abbiamo letti con i nostri occhi) e lo stesso Mancini non era contrario alla scommessa. Ma in chiave Balotelli il vero discorso è un altro, perché risulta che Conte gli abbia lanciato più di un segnale di distensione e che in definitiva aspetti soltanto di vederlo in campo con continuità per rilanciarlo in vista dell'Europeo: tanta è la scarsezza delle punte italiane che non è il caso di farsi del male per il gusto di dare lezioni di etica calcistica (Conte, poi). Conclusione? Per un motivo sbagliato (favore a Raiola, forse anche per avere una prelazione su Ibrahimovic ottuagenario) il Milan con Balotelli ha compiuto un'operazione stra-giusta. Buon per i suoi tifosi, che nello stadio italiano più prestigioso (addio Portello, con Berlusconi che con il pretesto delle bonifiche ha trovato il coraggio di andare contro sua figlia Barbara) e con una compagine azionaria ancora tutta da definire, visto che il closing con mister Bee non coinciderà con la rivelazione del nome dei nuovi soci, si godranno un campione. L'unico in circolazione con il passaporto italiano, fra l'altro: per un appassionato italiano (diversamente che per un tedesco o un congolese) dovrebbe essere una qualità, non un mirino per il tiro al bersaglio. Twitter @StefanoOlivari

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