Altri Sport

Platini e lo sceicco di Spagna '82

Difficile che Michel Platini trovi veri avversari, al di là di qualche figurina di prestigio, il prossimo 26 febbraio a Zurigo, quando con tutta probabilità succederà a Joseph Blatter come presidente della FIFA. L'annuncio della candidatura, con una lettera inviata a tutte le 209 federazioni affiliate alla FIFA, è stato di quelli soft anche perché la campagna elettorale vera il sessantenne numero uno della UEFA l'ha già di fatto conclusa lo scorso fine settimana a San Pietroburgo in occasione dei sorteggi dei gironi di qualificazione per Russia 2018. Facendo due conti, Platini può contare sull'Europa (non unita, ma almeno 45 federazioni su 53 e l'appoggio decisivo della Germania, mentre l'Italia ispirata da Malagò sta facendo la furba pensando anche alla partita per Roma 2024), sul Sudamerica (10 soli voti, ma con federazioni pesanti e storiche), sul votificio del Centroamerica dilaniato dai recenti e meno recenti scandali (almeno 30 voti su 41, visto che Le Roi non ha intenzione di toccare i suoi 3/4 posti nella fase finale della Coppa del Mondo) e soprattutto sull'Asia (46 voti) sia nella sua parte orientale che, soprattutto, in quella musulmana che a Parigi qualcosa conta. In altre parole, Platini può vincere anche con molti franchi tiratori, a maggior ragione se proporrà (come ha evidentemente fatto, se no i voti CONCACAF se li sarebbe scordati) a Blatter una sorta di pietra tombale sul passato, un po' come lo stesso dirigente svizzero aveva fatto nel 1998 con Havelange. La curiosità è che l'uomo decisivo per l'elezione è sconosciuto ai più, pur essendo potentissimo: si tratta dello sceicco kuwaitiano Ahmad al-Fahad al-Sabah, presidente del Comitato Olimpico Asiatico e abile cacciatore di voti anche per conto terzi, sapendo usare gli argomenti giusti per ogni interlocutore. Al di là dei soldi, le manifestazioni da organizzare sono tante e ancora di più le cariche in commissioni di cui nessuno sospetta l'esistenza, per non parlare dei programmi di sviluppo o di iniziative paraculturali. Ma per noi lo sceicco amico di Platini è soprattutto il figlio del famoso Fahad Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah. Proprio quello che al Mondiale 1982 entrò in campo durante Francia-Kuwait, davanti a un Platini esterrefatto, imponendo con successo all’arbitro Stupar di annullare un gol di Giresse secondo lui irregolare. Una scena memorabile, avvenuta sul 3 a 1, con uno dei gol francesi segnati da Platini (gli altri di Genghini e Six): lo sceicco, presidente della sua federazione, spiegò a Stupar che aveva sentito distintamente il suo fischio, peccato però che il fischio fosse partito dalle tribune e che quindi il gol fosse buono. In ogni caso l'arbitro sovietico fece ridere tutto lo Zorrilla, lo stadio di Valladolid, annullando il 4-1 che comunque di lì a poco fu ristabilito da un altro gol, questa volta di Bossis. La FIFA di Havelange chiuse la vicenda alla sua maniera, minimulta al kuwaitiano e radiazione per l'arbitro. Lo sceicco sarebbe morto otto anni dopo, secondo la versione diffusa da casa Al Sabah da eroe, combattendo contro l'invasore iracheno. Di sicuro fu ucciso dai soldati di Saddam Hussein, che prima dell'intervento anglo-americano lo catturarono in aeroporto (nel palazzo presidenziale, secondo altre fonti) e lo fecero letteralmente a pezzi. Due anni prima, però, aveva coinvolto Platini in un'amichevole contro l'Unione Sovietica, che Platini, ormai da tempo ex giocatore (aveva chiuso con la Juventus alla fine della stagione 1986-87), disputò con la maglia del Kuwait. Ed in quell'occasione lo sceicco di Valladolid gli presentò il suo figlio prediletto, quello che oggi sta pilotando il tre volte Pallone d'Oro verso il governo del calcio mondiale, terzo francese dopo Guerin e Rimet. Twitter @StefanoOlivari