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Zenga contro Cassano, alla Samp il solito teatrino di Fantantonio

Con Cassano si ricomincia ogni volta da capo, quasi come nell'omonimo film. Solito e frusto copione: il clamore dell'acquisto, la sua promessa di essere finalmente bravo e professionalmente inappuntabile, quindi il finale già scritto con spaccatura (allenatore, presidente, compagni, convergenze astrali, poco cambia) e via alla successiva tappa. Ogni volta salendo un gradino del cielo e dell'ingaggio. Con questa triste sceneggiata, lunga ormai tre lustri, si è passati dalla Roma al Real, dalla Samp al Milan, dall'Inter al Parma. Solo che stavolta Walter Zenga ha detto no. "Se arriva lui alla Samp" ha minacciato il vecchio Uomo Ragno, "me ne vado io". E dire che lo stesso Zenga, quanto a colpi di testa, non era uno che scherzasse ai tempi in cui era calciatore. Ma a tutto c'è un limite, anche per gli equilibri di un qualunque spogliatoio. Avere Cassano in un gruppo è una turbativa troppo pericolosa. Se si galvanizza va fuori giri, se non fa il Cassano (vedi nei grandi club in cui è stato) si deprime. Ben lo sanno Prandelli, Spalletti, Capello, Del Neri, Stramaccioni, Mazzarri, Donadoni e - per difetto - aggiungiamoci il compianto Garrone e Galliani. Con tutti loro, Cassano ha litigato fino alle ingiurie, agli scazzi furibondi consumati in piazza, ora estesi ai tweet famigliari. Ma ci sono due categorie alle quali Cassano continua a piacere da impazzire e per i quali non tramonterà mai, nemmeno ora che ha festeggiato i 33 anni. Parliamo dei giornali, cui offre un titolo in ogni circostanza, anche se da sei mesi non vede il campo, e ai presidenti, che sul teatrino mediatico garantito dal figlio di Bari vecchia vedono margini di lucro. Spettatori, tv, visibilità, tutte cose che purtroppo non fanno ancora classifica. Per sei mesi, Cassano è un acquisto ottimo, finché motivazioni e novità lo tengono sui binari. Poi, anche qui come un copione già scritto, arrivano le insofferenze, la sua incapacità di rimanere nei limiti, frutto di chissà quale problema con l'autorità. In tutto questo si è diluito il suo talento. Ferrero, il più cassanoide dei presidenti, ha detto che la trattativa non si farà perché non la vuole l'allenatore. Ma non escludo che qualche collega si faccia avanti, tra il giubilo dei media. Questo è Cassano. @matteomarani