Coppa Italia: una formula da cambiare

Coppa Italia: una formula da cambiare

Pubblicato il 22 luglio 2015, 17:08

Lo abbiamo scritto decine di volte, ma la formula della Coppa Italia, talmente brutta da venir puntualmente riproposta (quella sorteggiata ieri sarà l’ottava edizione con queste regole), merita l’ennesima denuncia. Così funziona da noi: le cose che ci differenziavano in meglio rispetto ad altri Paesi, come lo spareggio-scudetto o quello salvezza in caso di arrivo a pari punti, sono state accantonate. Quando dovremmo imitare gli altri, come nel caso delle coppe nazionali, presentiamo invece un torneo incomprensibile, con una serie infinita di turni eliminatori tutti disputati in casa delle compagini più forti, l’ingresso di otto teste di serie a partire dagli ottavi di finale e con la garanzia di giocare (ovviamente in casa, in barba a ogni legge dello sport) contro la squadra scampata ai barrage. Alla formula macchinosa dobbiamo considerare poi l’incomprensibile numero di società provenienti dalla Lega Pro (ventisette, chissà perché) e dalla Serie D (le nove arrivate seconde nel loro girone, chissà perché). Non si chiede un format che porti in finale dei dilettanti, come nel caso del Calais nella Coppa di Francia del 2000, ma almeno uno che dia la possibilità anche a formazioni meno titolate, provenienti dalla bassa Serie A o dall’alta B di arrampicarsi fino in fondo, come avevano fatto negli anni Novanta, Ancona, Atalanta e Vicenza. Da quando è stata introdotta la formula in corso, l’unica squadra capace di arrivare fino in fondo provenendo dai turni preliminari è stata la Lazio, giunta in finale nel 2009 (vittoria ai rigori sulla Sampdoria) e lo scorso anno (sconfitta contro la Juve). In tutti gli altri casi, quando sono arrivate in finale delle outsider (il Palermo nel 2011 o la stessa Sampdoria nel 2009), erano partite come teste di serie, in virtù del bel campionato della stagione precedente. Chi ci gode con una formula del genere? Ovviamente le grandi, che hanno un comodo cuscinetto in caso di cattivo campionato, evitano brutte figure in campi minori, non hanno il fastidio della trasferta (eppure, non occorre un pool di scienziati per capire che un Milan-Fano si giocherebbe in un clima desolante e Fano-Milan in uno stadio pieno, oltre a divenire un incontro-evento nella città ospitante. O almeno, che si faccia un sorteggio!). Più di tutti, però a essere contenta della Coppa così organizzata è la Rai, certa di ottenere share alti dai quarti in poi e di non ritrovarsi una finale tra compagini con meno appeal. Giovanni Del Bianco @g_delbianco

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