Calcio

Dybala, il nuovo gioiellino di casa Juve

La staffetta argentina, di pregiatissima fattura, s'è consumata nel giro di poche ore. Uno ha lasciato la Juve nel momento - forse più alto - della carriera, seguendo la volontà del cuore che ormai pulsava da troppo tempo, l'altro, invece, ha scelto Torino per salire su una Bugatti e accelerare il già notevole percorso di qualità. Mirabile l'abbraccio della Bombonera, che ha stretto con la passione di sempre il ritorno a casa di Carlitos Tevez dopo 11 anni passati a predicare fútbol in Brasile, Inghilterra e Italia. Avvincente la stretta di mano e la presentazione ufficiale tra i tifosi bianconeri e Paulo Dybala, rigorosamente con selfie e autografi sulla nuova maglia. Indosserà la numero 21, la Joya, quella che soltanto poco più di un mese fa, nella serata di Berlino, era sulle spalle sapienti di Andrea Pirlo, la stessa che - un decennio prima dell'arrivo del bresciano - guidava il braccino automatico di uno splendido robot di seta che faceva capo a Zinedine Zidane. Arrivato dal Palermo per 32 milioni più bonus, con il piglio ciceroniano di chi sa dove si trova e soprattutto di chi sa dove potrà e vorrà arrivare. Non ancora 22enne stando alla carta d'identità, 15enne in piena fase post-puberale con ansia da concerto di Justin Bieber se solo ne sfiori con gli occhi il volto. Raffinato partner dell'oriundo Franco Vazquez, abilissimo - con giocate equivalenti a una tazzina di caffè - nel rompere la monotonia delle domeniche pomeriggio di Serie A, tant'è che a volte il pratone del Barbera pareva il biliardo della sala giochi sotto casa. «Io il più pagato del campionato italiano? Da quando sono in Italia si parla sempre dei soldi - le sue parole nella conferenza stampa di presentazione -. A Palermo hanno pagato una certa cifra ed è successa la stessa cosa, non si è parlato d'altro. Cercherò di fare del mio meglio anche qui». Di certo, Paulino, è consapevole che il posto a tavola dovrà guadagnarselo, nessuno gli regalerà niente nonostante la partenza di Tevez. Il boom di Morata, la cui eco rimbalza ancora tra gli sterminati trofei del museo del Bernabéu, i nuovi Mandzukic e Zaza. E sembra quasi un controsenso, data l'elevata potenzialità dell'argentino. Stesso problema che trova e troverà nei prossimi mesi e anni in Nazionale. Lui, insieme a Icardi e Vietto, chiuso dalla fomentatissima schiera di fenomeni che il Tata Martino deve tenere a bada. Ma se si vuole arrivare in alto, c'è bisogno di tanto impegno. Quindi niente ascensore, si sale - faticando - scalino dopo scalino, certi che il panorama, da lassù, sarà così esaltante da rendere il giusto tributo al lavoro svolto. @damorirne