Fiorentina, il veleno di Della Valle su Salah

Fiorentina, il veleno di Della Valle su Salah

Pubblicato il 3 luglio 2015, 17:05

C'eravamo tanto amati. Quella tra Salah e i Della Valle è soltanto l'ultima storia finita male. Nella giornata di ieri l'entourage dell'egiziano ha lasciato poco spazio ai dubbi: «Abbiamo deciso di non rimanere alla Fiorentina. Ci trasferiremo, quest'estate, in un altro club italiano». Boom. Il dg Andrea Rogg, nelle scorse settimane, aveva dato per certo il rinnovo del prestito per 1 milione di euro. Ora, invece, è spuntato un vecchio documento - valido fino al 30 giugno - nel quale si parla di un accordo privato tra il talento di proprietà Chelsea e il club viola che permetterebbe a Momo di rifiutare il prolungamento. Carta, però, che i patron Della Valle considerano nulla. Il rapporto idilliaco tra Salah e la Fiorentina è durato pochi mesi, speriamo almeno che non finisca in tribunale. 20 dicembre 2014, Andrea Della Valle: «Vincenzo Montella è il centro del nostro progetto, ora e in futuro». Lunedi 8 giugno 2015, Andrea Della Valle: «Vincenzo Montella è stato sollevato dall'incarico di allenatore della Fiorentina, è venuto meno il rapporto fiduciario». Un tira e molla fatto di comunicati, promesse, sorrisi e sospetti. L'ex tecnico viola aveva chiesto alla società il definitivo salto di qualità, con una maggiore chiarezza sugli obiettivi. Parole che non sono andate giù al presidente. C'è anche la questione Neto, il portiere che lo scorso gennaio ha rifiutato il rinnovo e che in queste ore sta per diventare ufficialmente un nuovo acquisto della Juventus. La mancata firma gli è costata il posto da titolare per otto giornate. E, anche in questo caso, Della Valle è stato costretto, con amarezza, a rincorrere. Pesantissima la querelle che ha visto protagonista il fratello Diego insieme a Cesare Prandelli dopo il disastro mondiale degli azzurri in Brasile. «Le sue dimissioni? L'ho visto all'opera. Vederlo scappare dopo il casino che ha fatto non mi meraviglia. Sta nel Dna dell'uomo. Non ha le capacità per fare bene le cose, manca sempre all'appello quando c'è da dimostrare qualcosa». Perché tutto questo astio? Torniamo a qualche anno fa, quando Prandelli sedeva ancora sulla panchina della Fiorentina. Prima i contatti con la Juventus, poi con la Nazionale. E sappiamo tutti com'è andata a finire.

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