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Zeman al Lugano per fare l'allenatore

La notizia che Zdenek Zeman abbia firmato per il Lugano rende felici prima di tutto i media, che temevano di avere perso uno dei pochi personaggi del mondo del calcio fuori da ogni giro, ma anche gli amanti di un certa idea di sport. Molto migliore, a nostro modesto avviso, di quella becera del 'Conta soltanto vincere' (salvo cancellare tutto quando si perde, scoprendo che chi non alza trofei non sempre è un incapace). Questi appassionati grazie al neopromosso club svizzero, appena scampato a Mino Raiola (il presidente Renzetti alla fine ha detto no ed ha anzi rilanciato, ingaggiando Zeman per un cifra di poco sotto al mezzo milione di euro), potranno dopo tanti anni vedere Zeman trattato come un allenatore e non come una figurina anti-juventina, tanto per chiamare le cose con il loro nome. Perché in Italia purtroppo Zeman era diventato questo: non un tecnico da giudicare per i risultati in rapporto al materiale umano a disposizione (quasi sempre ottimi), ma un'icona da agitare per soddisfare la parte anti-juventina del proprio pubblica (la Roma, per fare un esempio recente) o per dare in pasto ai tifosi almeno l'idea del mitico 'progetto' a prescindere dal livello dei giocatori (il Cagliari di Giulini). Se poi a questo si somma il fatto che molti giornalisti, anche importanti, ancora omaggiano Moggi, per non parlare degli addetti ai lavori di rango medio-basso, si capisce bene perché Zeman a 68 anni si vedeva ormai in pensione nella sua casa di Roma. È bollito? Nel Pescara di tre anni fa, in una serie B fuori dai radar mediatici, non sembrava davvero: Verratti, Insigne (Lorenzo) e Immobile, ma anche Capuano e Romagnoli (Simone) gli devono non tanto ma tantissimo. Non va poi dimenticata la realtà: dare una panchina italiana a Zeman significa alla prima conferenza stampa ascoltare domande su Calciopoli e il doping, non sul 4-3-3 o i movimenti dei laterali. Conclusione? C'è chi costruisce qualcosa e chi arraffa, Zeman fa parte del primo gruppo ed è giusto che in un paese civile (la Svizzera, appunto) abbia un'altra chance. Twitter @StefanoOlivari [gallery link="file" ids="25707,25710,25711,25712,25713,25704,25705,25706,25708,25709,25714,25715"]