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La resistenza di Lotito contro la nuova serie A (e Agnelli)

Claudio Lotito oltre ad essere nel suo piccolo un rivoluzionario del calcio, chiaramente pro domo sua (ma tutti a questo mondo fanno i propri interessi), odiato dai procuratori dei giocatori di medio cabotaggio, dagli ultras e anche da alcuni grandi club come Juventus e Roma, è anche un ineguagliabile muro di gomma. Un altro al suo posto non sarebbe riuscito resistere a figuracce nazionali e internazionali, unite a più concrete inchieste della magistratura sportiva e di quella ordinaria. Dal coinvolgimento della sua Salernitana nel calcioscommesse all'accusa di tentata estorsione che ha portato alla perquisizione della Digos a casa sua, negli uffici della Salernitana e in quella della FIGC, passando per  l'Antitrust nella vicenda dei diritti tivù alle polemiche su Conte, Lotito negli ultimi mesi sembra dappertutto e mai in situazioni degne di lode, a parte la qualificazione della sua Lazio al preliminare di Champions. Cosa sta accadendo? Prima cosa: i voti della LegaPro (17% del totale) sono il puntello della FIGC attuale. Sgretolandosi il potere di Macalli sotto i colpi degli scandali o anche più banalmente della mancata approvazione del bilancio il prossimo 30 giugno (situazione che porterebbe al commissariamento), l'asse Lotito-Galliani dovrebbe venire a patti con gli avversari ed arrivare entro un anno ad un presidente federale per così dire condiviso (Abodi strafavorito, Albertini lasciato al suo destino). Seconda cosa: se è difficile far cadere Lotito per via politica, anche con il crollo dell'impresentabile LegaPro, più facile è usare metodi formali. Se la procura FIGC, cioè Palazzi, deferirà Lotito e il presidente della Lazio si prendesse qualche mese di inibizione, supererebbe quota 12 mesi (attualmente è a quota 8 mesi e mezzo) e decadrebbe automaticamente, senza discussioni, dalla carica di consigliere federale. Potrebbe in questo caso continuare a manovrare voti, ma senza un ruolo istituzionale sarebbe impossibile giustificare la sua presenza ai tavoli che contano o la vetrina della Nazionale (infatti in Croazia non è andato). E il presidente del CONI Malagò ha in questo senso parlato chiaro, per evitare casi De Luca anche nel calcio: con una squalifica Lotito dovrebbe fare un passo indietro. Ma tutto questo in concreto cosa significherebbe per noi che seguiamo il calcio senza appassionarci più di tanto alla politica sportiva? Significherebbe andare verso la serie A sognata da Agnelli e Pallotta, con il sostegno esterno di Thohir e De Laurentiis, con 18 (in questo senso c'è stata un'apertura di Tavecchio, non seguita però da atti ufficiali) e nei sogni 16 club e un format innovativo, più l'introduzione di playoff o poule scudetto a partire dalla stagione 2018-19 che fra l'altro sarà anche la prima con i nuovi assetti televisivi (è possibile che Mediaset Premium non esisterà più, ma è presto per dirlo). Con magari un'alleanza organica con la serie B, di sicuro senza alcun vincolo con i piani inferiori. Ma soprattutto significherebbe una FIGC leggera, ad occuparsi delle nazionali e del calcio dilettantistico in senso stretto. La resistenza di Lotito non è quindi soltanto orgoglio personale, peraltro smisurato, ma difesa di uno status quo che permette a pochi di governare il calcio che conta con i voti di quello che non conta, come il circolo blatteriano fa da decenni con la FIFA. Twitter @StefanoOlivari