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Il tempo di Platini e il supplementare di Blatter

Le dimissioni da presidente della FIFA annunciate da Joseph Blatter, con sottolineatura per 'annunciate', aprono a prima vista un'autostrada per l'arrivo di Michel Platini al governo del calcio mondiale. Ma in sei mesi, visto che è difficile che il prossimo congresso FIFA, pur straordinario, si tenga prima del gennaio 2016, possono accadere tante cose. La principale è che si riesca a scaricare sul segretario generale Valcke (dopo il goffo tentativo fatto con il defunto Grondona) le colpe di tutte le nefandezze degli ultimi anni, in particolare quelle relative alle assegnazioni dei Mondiali 2010. Infatti la giustizia USA si sta occupando dell'edizione in Sudafrica, oltre che di vicende dei decenni passati, mentre l'inchiesta su Russia 2018 e Qatar 2022 è ufficialmente svizzera (poi è chiaro chi ci sia dietro, considerando le nazioni battute) ma è anche all'inizio. Insomma, già nelle prossime settimane Blatter capirà quanto rischia davvero sul piano personale e l'annuncio delle dimissioni almeno allenta la morsa mediatica. La seconda cosa importante che può accadere, l'ultima trincea del 79enne svizzero, è che i votifici di Africa, Asia e CONCACAF costruiscano un candidato credibile, possibilmente europeo, da contrapporre a Platini con grandi possibilità di batterlo come Blatter batté nel 1998 Lennart Johansson nell'ultima vera battaglia elettorale per la presidenza FIFA (nel 2002 Hayatou partiva ad handicap, nel 2007 e e nel 2011 non ci furono concorrenti, venerdì scorso Blatter ha ottenuto 133 voti su 209 paesi). Perché la UEFA è in realtà divisa e se trovare un russo sembrerebbe un farla troppo sporca, uno spagnolo o perfidamente un francese avrebbero il passaporto giusto. Conclusione? Parafrasando quelle scritte che si vedono sui cavalcavia delle nostre autostrade, Blatter con noi non ha ancora finito. A meno che, come nei film, gli americani arrivino per davvero. Twitter @StefanoOlivari