Calcio

Ancelotti e il sempre scarso allenatore del Real Madrid

Florentino Perez avrebbe già salutato Ancelotti da un anno, se Sergio Ramos non avesse pareggiato nei minuti di recupero della finale di Champions con l'Atletico Madrid. Lo farà fra poco, nonostante Ancelotti non abbia sul piano del gioco certo fatto peggio dell'anno scorso, nonostante i problemi di Bale, l'inserimento non facilissimo di James (per le esigenze del Real meglio Di Maria, anche se uno ha ripagato il prezzo dell'altro), molti infortuni (Modric e Khedira, per dirne due che hanno azzoppato il centrocampo) e alcune scelte di mercato non dipese da Ancelotti (il mancato rinnovo a Xabi Alonso, la cessione di Morata che ha lasciato in rosa una sola prima punta). Risultati: una Coppa del Mondo per club, una Supercoppa di Spagna, semifinali di Champions perse con il peggior Cristiano Ronaldo dell'anno, secondo posto nella Liga contro il terzo (e meno punti) dell'anno scorso. Un divorzio che comunque costerà caro, ma non più dei 10 milioni di euro lordi che all'ex allenatore di Reggiana, Parma, Juventus, Milan, Chelsea e PSG spettano per la prossima stagione al di là dell'operazione mediatica 'Costruiremo un grande Milan' che lascia perplesso Ancelotti per primo. In ogni caso 10 milioni sono quasi niente per il Real. Una società che mai si è attaccata ai suoi allenatori, né quelli che l'hanno fatta vincere né tanto meno gli altri. Un'eccezione notevole anche nell'ambito dei grandi club, visto che tutti, e sottolineiamo tutti, hanno almeno un allenatore del cuore: Cruijff e Guardiola per il Barcellona, Shankly e Paisley per il Liverpool, Rocco e Sacchi per il Milan, Herrera e Mourinho per l'Inter, Trapattoni e Lippi per la Juventus, Lattek ed Heynckes per il Bayern Monaco, Busby e Ferguson per il Manchester United, e così via. Del Real Madrid pochi appassionati ricordano il nome dell'allenatore (in realtà ruotarono in quattro) delle cinque Coppe Campioni consecutive. E così da Capello a Mourinho, da Hiddink a Pellegrini, da Boskov a Del Bosque fino ad arrivare ad Ancelotti, tanti maestri di calcio sono stati derubricati a semplici distributori di maglie. E più uno ha provato a tirarsela da gufo, più velocemente è stato accompagnato all'uscita, dai dirigenti ma anche dal sentimento profondo del popolo merengue. Unica eccezione, più per la durata e il buon rapporto con Bernabeu che per la considerazione tecnica di cui godeva, Miguel Munoz. In Spagna è stato scritto che a prescindere dai risultati il Real Madrid è l'unica squadra del mondo a sentirsi sempre più importante di chi ne fa parte ed è proprio per questo che è la più importante. È la ragione per cui il Real Madrid è rimasto il Real Madrid anche nei 32 anni, dal 1966 al 1998, in cui la coppa più ambita l'ha vista vincere agli altri. Twitter @StefanoOlivari