Calcio

La seconda squadra di Paolo Maldini

Paolo Maldini comproprietario e direttore tecnico, non del Milan ma del Miami FC. Franchigia che dal 2016 parteciperà al campionato NASL, stessa sigla ma tutt'altra logica rispetto alla storica lega che dal 1968 al 1984 diffuse il verbo del calcio in terra americana, grazie anche a stelle quasi al capolinea come Pelé e Beckenbauer. La NASL viene spesso descritta come una specie di serie B rispetto alla MLS, in maniera un po' approssimativa dal momento che leghe non sono collegate né tantomeno ci sono promozioni e retrocessioni, ma certo è che non vale la lega più nota. Questo non significa che non ci siano grandi prospettive, almeno secondo il parere di Maldini e dei suoi soci (fra questi Riccardo Silva, futuro presidente, che altri non è che l'imprenditore che vende i diritti televisivi della serie A per l'estero), in un paese dove il calcio è praticatissimo a livello scolastico, molto più che in Italia (facile: da noi scuola e sport sono pianeti distanti), con le sue regole che sono conosciute dall'americano medio molto più di quanto l'europeo medio conosca quelle della pallacanestro. Dalla prossima stagione le squadre diventeranno 14 (a beneficio dei nostalgici ci sono già anche i New York Cosmos e i Fort Lauderdale Strikers) e continuerà la copertura da parte di ESPN, quindi si fa sul serio. Ma volevamo dire di Maldini, che dopo 6 anni di parcheggio e di accompagnamenti dei due figli agli allenamenti, si è giustamente stancato di aspettare la presa del potere totale da parte di Barbara Berlusconi ed è soltanto spettatore del teatrino asiatico messo in piedi dal Berlusconi vero per alzare il prezzo del club e/o scaricare la gestione corrente su altri rimanendo dietro le quinte. Per il rientro Maldini ha scelto la sua seconda città, dopo Milano, e un terreno ancora da arare. Un'esperienza servirà a lui e forse al Milan, anche se non è detto che torni. Di sicuro lui in questi anni ha rifiutato proposte di vario tipo, fatte dalla FIGC ma anche da altri club (PSG), perché non si è mai visto in posti diversi dal Milan. Proprio lui, non amato dagli ultras (per non dire di Galliani e dei media a lui fedeli) al contrario di altri personaggi pronti invece a raccattare soldi ovunque per monetizzare la fama. Questo non significa che sia o possa diventare un grande dirigente, questo lo diranno i fatti, ma soltanto che l'attaccamento alla maglia c'è chi lo dimostra e chi ne parla e basta, magari dopo avere baciato la stessa sotto la curva. Twitter @StefanoOlivari