Calcio

Eurorivali: Dnipro, l’anti-Napoli

Non la Dinamo Kiev e nemmeno lo Shakhtar: l’ultima squadra ucraina rimasta in corsa nelle coppe europee è il Dnipro, considerato prima del sorteggio come il cliente più abbordabile del lotto. I biancoblù non avranno l’appeal delle altre due grandi d’Ucraina, ma negli ultimi anni si sono ritagliati un posto stabile nella fase finale dell’Europa League, avendo raggiunto i sedicesimi sia nel 2013 (edizione in cui affrontò il Napoli nella fase a gironi: una vittoria a testa) sia nel 2014. Quest’anno si sono spinti oltre e il processo di crescita ha portato il club di Dnipropetrovsk (città di un milione di abitanti situata nella parte orientale del Paese, proprio quella interessata al conflitto con i russi, motivo per cui il Dnipro gioca a Kiev le sue sfide interne) fino alle semifinali, risultato insperato alla vigilia, ma comunque meritato per quanto fatto in campo, soprattutto nella fase a eliminazione diretta, dove si è dimostrato un cliente ostico. Lungo il cammino in Coppa, il Dnipro si è fatto largo migliorando mano a mano che il torneo andava avanti. Il girone non era impossibile e non è stato passato a pieni voti, va detto: perse le due gare con l’Inter, gli ucraini hanno passato la fase a gruppi con sette punti, appena uno in più degli azeri del Qarabag e due in più dei francesi del Saint Etienne. E l’aggravante della differenza reti negativa. Dai sedicesimi è stata tutta un’altra musica e il Dnipro ha fatto fuori i greci dell’Olympiacos provenienti dalla Champions League; agli ottavi è toccato all’Ajax, considerato favorito alla vigilia, cedere il passo agli outsider ucraini, dopo una lotta protrattasi ai supplementari; ai quarti infine, il Dnipro ha estromesso dalla corsa il Club Bruges, al termine di un’altra partita giocata sul filo dei nervi e terminata con un 1-0 complessivo (i belgi erano giunti imbattuti ai quarti di finale). La speranza del Dnipro è di ripetere le gesta dello Shakhtar Donetsk di Lucescu, che vinse il torneo nel 2010, prima squadra ucraina a riuscirvi. La finale di Europa League renderebbe indimenticabile una stagione finora positiva ma che rischia di concludersi senza trofei. In campionato, infatti, la formazione di Miron Markevich è seconda, alle spalle della Dinamo Kiev e in Coppa d’Ucraina c’è uno 0-1 contro lo Shakhtar da rimediare nella semifinale di ritorno. Insomma, il meglio può arrivare dall’Europa, dove al momento il picco massimo resta il quarto di finale di Coppa Campioni raggiunto nel ‘90, quando la squadra era ancora espressione dell’Unione Sovietica (proprio a quegli anni risalgono gli unici successi del club, tra cui i campionati sovietici del 1983 e del 1988, la Coppa nazionale nel 1989). Dando una rapida occhiata alla rosa, vediamo come la squadra punti sull’autarchia. Molti dei titolari sono ucraini, come il numero 10 Yevhen Konoplyanka, stella della squadra e prodotto del vivaio, il portiere Denys Boyko, il difensore Dmytro Chygrynskiy, i centrocampisti Valeriy Fedorchuk e Ruslan Rotan, quest’ultimo anche capitano della squadra, gli attaccanti Yevhen Seleznyov e Roman Zozulja. Ma nonostante l’abbondanza di gente autoctona, i nomi più celebri sono quelli che vengono dall’estero. Da segnalare in particolare il difensore ceco Ondrej Mazuch, ex della Fiorentina e la cui presenza è in dubbio per la semifinale, il centrocampista georgiano Jaba Kankava, la punta croata Kalinic e il poker di brasiliani formato dai difensori Egidio e Douglas, dal terzino/centrocampista Matos e dall’attaccante Matheus. Giovanni Del Bianco @g_delbianco