Calcio

Lo scudetto impossibile del Verona

Ascoltando Antonio Di Gennaro commentare per Canale 5 Juventus-Real Madrid il pensiero è andato al suo Verona, non perché tutte le volte che c'è Di Gennaro in tivù pensiamo al Verona ma perché fra pochi giorni, il 12 maggio, saranno trent'anni da quell'incredibile scudetto che purtroppo viene ricordato soltanto dai cultori del sorteggio arbitrale integrale. Un falso storico, fra l'altro, visto che nel campionato 1984-85 c'era sì il sorteggio ma all'interno di griglie già formate, a seconda della fascia di importanza delle partite. Insomma, un sistema simile a quello applicato in tante altre edizioni della serie A senza che a vincere lo scudetto fosse una squadra non metropolitana. Di quel Verona ci piace invece ricordare tre cose, fra le tante memorabili. Prima cosa: la rosa ridotta a disposizione di Osvaldo Bagnoli, ridotta anche in rapporto alle usanze dell'epoca. 12 soli giocatori (Garella, Ferroni, Bruni, Silvano Fontolan, Tricella, Luciano Marangon, Di Gennaro, Briegel, Volpati, Fanna, Elkjaer, Galderisi) oltre le 20 presenze in campionato (che era a 16 squadre), più altri 5 con poche (Sacchetti, Turchetta, Donà) o pochissime (Spuri, Fabio Marangon) presenze. Una situazione ad alto rischio, per quanto riguarda gli infortuni, ma anche portatrice di coesione a prescindere dalle personalità dei singoli. Seconda cosa: nessuno era arrivato in quel Verona al massimo del suo valore di mercato, anzi si trattava in molti casi di giocatori che i grandi club tradizionali avevano scartato o giudicato di livello medio-basso. Di Gennaro era stato scartato dalla 'sua' Fiorentina, dove imperava Antognoni, così come Bruni, Fanna e Galderisi dalla Juventus, Fontolan e Tricella dall'Inter. Garella dalla Lazio, Marangon da Napoli e Roma (ma anche dalla Juve dove era cresciuto), Donà era stato una meteora al Milan da cui di fatto si era autoscartato. In pratica dei titolari soltanto i due stranieri, comunque sulla carta non i migliori di quella fantastica serie A in cui giocavano Maradona, Platini, Rummenigge, Zico, Falcao, eccetera, avevano un nome importante. Terza cosa: si ripete spesso che oggi uno scudetto del Verona sarebbe impossibile, perché il calcio di alto livello muove molti più interessi, ma la cosa è vera a metà. Perché quella del Verona fu un'impresa anche calata nel contesto di metà anni Ottanta: per trovare uno scudetto fuori dalle metropoli bisognava infatti risalire al Cagliari del 1969-70 (che aveva però metà dei suoi giocatori in Nazionale, da Riva a Domenghini) e per trovarne uno successivo l'unico esempio che si può fare è quello della Sampdoria 1990-91 (club ricchissimo e pieno di campioni affermati, da Vialli a Mancini passando per Pagliuca e Vierchowod). Quello del Verona, trent'anni fa, rimane l'unico scudetto dell'era moderna a dimostrazione della magia del calcio, che di solito si manifesta soltanto in singole partite. Twitter @StefanoOlivari