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Il penultimo ballo di LeBron James

Stefano Olivari
Pubblicato il 1 luglio 2026, 18:41
LeBron James lascia i Lakers ma non la pallacanestro giocata, dopo 23 stagioni nella NBA di cui 8 proprio a Los Angeles, illuminate dal titolo 2020, il suo quarto in carriera, nella bolla di Orlando, ma in generale inferiori alle sue attese. L’ennesima ‘decision’ di uno dei pochi davvero in lizza per il titolo di più grande di sempre, giustificata dal fatto che i Lakers sembrino non andare da alcuna parte e che la sua chimica con Doncic non funziona, al di là del buon rapporto umano fra i due fuoriclasse. Con l maglia dei Lakers ha superato Michael Jordan, Kobe Bryant, Karl Malone e Kareem Abdul-Jabbar nella classifica marcatori all-time, arrivando a 43.440 punti, e con l’elenco dei record ci fermiamo qui, ricordando che LBJ è un personaggio del presente visto che nell’ultima stagione, a 41 anni, ha viaggiato a 20,9 punti, 7,2 assist e 6,1 rimbalzi di media. Il punto è proprio questo: James non vuole il mitico progetto, e meno che mai una squadra media, ma giocarsi gli ultimi anni di carriera in un contesto vincente almeno nelle ambizioni. Al momento il figlio Bronny rimarrà ai Lakers, con il suo contratto da 2,6 milioni di dollari per la prossima stagione, meritato giusto per il marketing. Adesso per LeBron James gli scenari sono due. Il più affascinante porta ai Golden State Warriors: sarebbe l'ultimo ballo con Stephen Curry, rivale storico nelle quattro finali tra Cleveland e Golden State, e con Draymond Green, che ha rinunciato alla propria player option alimentando le voci di una maxireunion. Una squadra di veteranissimi per vincere subito attorno a Curry, LeBron e Green avrebbe un peso sportivo e mediatico senza precedenti: dopo anni di scontri epici, i due più grandi interpreti della loro era uniti sotto la stessa maglia. Il piano B è il secondo ritorno nella sua Cleveland, in una squadra comunque di primo piano, fresca finalista di conference contro Knicks. Tutto può accadere: la vera sorpresa sarebbe non vederlo alle Olimpiadi di Los Angeles, magari un un 3x3 stellare.
La settimana scorsa ha cambiato radicalmente la mappa del basket italiano. In pochi giorni, dopo sei anni e mezzo di nulla, Roma è passata da zero a due club di Serie A, entrambi iscritti anche all'EuroCup 2026/27. Il BC Roma SPQR di Nelson e Doncic ha acquisito il titolo sportivo della Vanoli Cremona e si è mosso subito sul mercato, con Kaukenas responsabile sportivo (in arrivo anche Coldebella) e l’ingaggio di Nico Mannion. La SPQR giocherà il primo anno al PalaTiziano, in attesa che la copertura del Centrale del Foro Italico trasformi nel 2028 l'impianto storico del tennis in arena anche per il basket. La Maxima Roma di Paul Matiasic ha fatto discutere di più, perché ha acquisito i diritti di Brescia e cioè di una squadra che fino a un mese fa sognava lo scudetto, perché giocherà al PalaEur che ha preso in gestione e perché è arrivata dopo la SPQR, in una città che ha il problema di trovare un pubblico importante per una squadra e che in ogni caso aveva già la Virtus che ha sfiorato la promozione in A2. Impossibile in questo momento prevedere chi sopravviverà, intanto entrambe faranno la prossima Eurocup con Tortona, Venezia, Trento e la sempre più ambiziosa Napoli. In estrema sintesi: il diritto sportivo è stato calpestato, con il presidente federale Petrucci spettatore plaudente, in un modo che nel calcio sarebbe inconcepibile, ma la Serie A delle metropoli potrebbe guadagnarsi un po’ di spazio mediatico in più rispetto a quella di Brescia e Cremona. Che poi questi trafiletti sui giornali si trasformino in spettatori paganti o abbonati a LBA TV è un altro discorso.
Pajola e la Virtus Bologna si sono lasciati male, al di là delle parole di circostanza (nemmeno troppe, in verità). La ragione ufficiale dell’addio è semplice: dopo 11 anni Pajola ha comunicato alla Virtus il desiderio di cambiare e Massimo Zanetti, sulla via del vendere il club, ha rivelato che Pajola gli ha parlato di un’esperienza all’estero. Sarà. Poi ci si è messo di mezzo l’infortunio che gli ha fatto perdere i playoff, unito a varie incomprensioni e al gigantesco non detto: la Virtus Bologna sarà in ogni caso ridimensionata, in attesa degli immancabili fondi statunitensi e soprattutto di chiarezza sul futuro della pallacanestro europea. Con l’Eurolega centrale una squadra a Bologna ha un valore, con NBA Europe ne ha un altro, nettamente inferiore. Questo nonostante uno dei pochi pubblici d’Italia che produca incassi importanti. Comunque sia, per Pajola si chiude a 26 anni una storia bellissima: quarto giocatore di sempre per presenze, alle spalle soltanto di Binelli, Brunamonti e Villalta, la promozione in Serie A, la Champions League, l'EuroCup, due scudetti, tre Supercoppe, la Coppa Italia. Una delle poche bandiere nella Serie A delle porte girevoli. Adesso ammainata.
Tutti gli Stati Uniti parlando di Sophie Cunningham e non c’è bisogno di essere grandi analisti politici per capire il perché. Qualche giorno fa durante la partita delle Fever contro le Phoenix Mercury la stella della squadra e della WNBA, Caitlin Clark, ha subito un fallo da DeWanna Bonner ma il fischio arbitrale è andato contro di lei per avere applaudito ironicamente l’arbitro. La Cunningham è intervenuta per mettersi tra le due, poi ha chiesto all’arbitro perché solo la Clark fosse stata sanzionata. La Bonner ha detto alla Cunningham “Non puntarmi il dito!”, e la Cunningham, come ha spiegato lei stessa, ha riptetuto il gesto per una ventina di secondi proprio per innervosirla. Missione compiuta e meme che hanno invaso il web, con reazioni degli addetti ai lavori rivelatrici delle tante tensioni che vengono canalizzate dallo sport. Senza ci sarebbe la guerra civile e non soltanto negli USA.
stefano@indiscreto.net
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