Roma dopo sei anni

In Guerin Basket la franchigia della capitale, l'addio della Vanoli e gli italiani da Serie A
Roma dopo sei anni

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 12 maggio 2026, 16:50 (Aggiornato il 12 maggio 2026, 15:45)

La Serie A torna a Roma dopo sei anni, anche se il diritto sportivo non c’entra. La FIP ha infatti dato il via libera al trasferimento nella capitale di quella che fino a domenica scorsa è stata la Vanoli Cremona, operazione sotto la regia di una cordata capeggiata da Donnie Nelson e con Rimantas Kaukenas come responsabile sportivo: sullo sfondo la futuribile, per non dire fantomatica, NBA Europe e la più concreta trattativa per una licenza di Eurolega, passaggi che in ogni caso partono dalla presenza in Serie A e dalla costruzione di un ambiente e di un pubblico partendo da zero, anche se Roma è una città di basket. Per fortuna non ci sarà concorrenza, visto che il pericolo dell'emigrazione di Trieste sembra scongiurato. Anche se l'interesse di Matiasic per il PalaEur rimane... 

Su Roma e sui massimi sistemi della pallacanestro ci sarà tanto da dire, ma in questo momento prevale la tristezza per l’uscita di scena della Vanoli, nel sostanziale disinteresse dei suoi pochi tifosi e maggior ragione di quelli della Juvi. Si chiude così una storia di 16 anni di Serie A, con imprese come la Coppa Italia conquistata nel 2019 con Sacchetti in panchina e tanti giocatori importanti lanciati o rilanciati: Diener, Milic, Langford, Vitali, Poeta, Ricci, Fontecchio e altri. La presenza in Serie A non era più sostenibile, dicono (a noi è sembrato soprattutto che Vanoli fosse stanco), ma la pallacanestro italiana e la stessa città di Roma insegnano che il bacino di utenza potenziale a volte rimane potenziale. 

Il problema della nuova squadra romana, così come delle altre 15 (?) della prossima Serie A, è che ci si accapiglierà per quei pochi italiani decenti adesso che la FIP ha rifiutato il passaggio da 6 a 7 non formati, insomma gli stranieri. Con tutti gli Under 24 decenti nel mirino della NCAA del NIL (adesso sembra il turno di Librizzi) è probabile un’impennata delle quotazioni di molti giocatori italiani di A2 e a catena di quelli di categorie inferiori, senza che nessuno sia migliorato o che il pubblico sia ansioso di vederli (il grande equivoco dei passaportio è questo). La realtà è che serve un cambio di paradigma, un motivo per rendere interessante la Serie A agli occhi del pubblico generalista e non soltanto di tifosi duri e puri, che incredibilmente nel 2026 esistono ancora. 

stefano@indiscreto.net
 

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