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Addio Niang

Stefano Olivari
Pubblicato il 30 aprile 2026, 11:05 (Aggiornato il 30 aprile 2026, 12:24)
La Serie A perde il suo migliore italiano, cioè Saliou Niang. Non per la NBA a cui il ventiduenne sembra destinato, ma per la NCAA che nel mercato attuale può valere per lui un contratto da 5 milioni di dollari all’anno in ognuna delle due stagioni di eleggibilità che ancora ha, qualsiasi sia il college scelto fra le varie offerte. Considerando che nella Virtus Bologna, dove è arrivato la scorsa estate, al lordo viaggia sui 700.000 (che era già moltissimo di più rispetto a Trento, è evidente che pagandosi da solo un sostanzioso buyout troverà un accordo per andarsene in uno dei college che possono permettersi queste cifre da squadra di Eurolega supertop. L’era NIL ha cambiato tutti gli scenari e rimaniamo dell’idea che per la pallacanestro italiana non sia un male: Niang è un giocatore di fascia alta, ma i college paganti possono offrire opportunità ai tanti giovani di fascia media che in Serie A giocherebbero comunque poco o a chi gioca, tipo Casarin e Librizzi, ma con contratti bassi. L’unico vero problema è che il ‘cinque più cinque’ o ii ‘sei più sei’ riempiranno la A di italiani di livello molto inferiore a quello attuale, con effetti a cascata anche sulla A2. Forse è arrivato il momento di togliere queste regole, per rendere conveniente e non obbligatorio l’utilizzo degli italiani di formazione.
Altro tipo di scelta ha fatto, decisamente a sorpresa, Luigi Suigo che dopo la buona stagione al Megabasket si è dichiarato eleggibile al prossimo draft NBA accantonando per il momento le offerte universitarie. Questo non significa che il possibile unicorno italiano venga scelto molto in alto: attualmente la maggior parte dei mock draft lo vede intorno alla chiamata numero 35, quindi all’inizio del secondo giro. Questo significa un contratto da 2,2 milioni di dollari il primo anno, meno della metà di quanto Suigo potrebbe prendere nella NCAA. Probabile quindi che vada come con Niang, scelto l’anno scorso dai Cavs alla 58, che ha trovato più conveniente aspettare.
Al di là della tante parole spese per NBA Europe la questione della squadra di Roma in Serie A e in un’Eurolega che venda alla luce del sole le licenze rimane concreta. Con effetti immediati su Trieste e sulla Vanoli Cremona, le due principali candidate al trasferimento del titolo sportivo. Operazioni quasi sempre osteggiate da Petrucci, che dopo l’entusiasmo iniziale ispirato dalla parola NBA (uno degli scenari prevedeva nell’azionariato Antonini…) adesso è più cauto perché si trova a gestire, insieme a Gherardini, una grossa grana: Trieste ha pubblico, entusiasimo, prospettive, ma anche un proprietario, Matiasic, che vuole Roma quasi a ogni costo, mentre a Cremona dopo tanti anni si respira un’aria di smobilitazione a prescindere dal discorso Roma. Aria di interventi in direzione franchigia, con il diritto sportivo (unico motivo per guardare la ‘nostra’ pallacanestro invece della ‘loro’) calpestato.
Una brutta aria alla Virtus campione d’Italia, nonostante il primo posto in classifica che le darà il vantaggio del fattore campo nella probabile finale contro l’Olimpia Milano. Perso Niang, con Ferrari avviato sulla stessa strada a cifre minori, Pajola ed Edwards pieni di offerte da Eurolega ambiziosa, e soprattutto un proprietario come Massimo Zanetti che lancia segnali contrastanti: non vorrebbe lasciare, dopo 10 anni di grande impegno (anche finanziario: circa 40 milioni fra sponsorizzazioni e aumenti di capitale) e di grandi ambizioni, con scudetti e ritorno in Eurolega partendo dalla A2, ma al tempo stesso è disponibile a vendere e lo ha anche detto pubblicamente. Il problema non sono soltanto i soldi, ma il modello che la Virtus vuole seguire: quello della squadra di sviluppo può non esaltare i tifosi, ma è già la realtà.
stefano@indiscreto.net
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