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Spazio per Toté

Stefano Olivari
Pubblicato il 27 gennaio 2026, 11:06 (Aggiornato il 27 gennaio 2026, 14:42)
Il ritorno di Leonardo Toté a Napoli dice molto delle ambizioni del club di Rizzetta e anche di quella specie di terra di nessuno in cui da anni entrano gli italiani dell'Olimpia MIlano nell'era Messina, non ancora terminata a livello dirigenziale e nemmeno in campo visto che l'EA7 attuale è stata costruita da lui. I "problemi strutturali" di cui ha parlato Poeta dopo la sconfitta contro lo Zalgiris non suonano certo come un complimento nei confronti di un personaggio che è stato un grande allenatore ma che per varie ragioni non viene rimpianto da alcuna tifoseria (nemmeno da quella della Nazionale). Dal 2019 a Milano sono passati Della Valle, Biligha, Moraschini, Cinciarini, Burns, Moretti, Datome, Melli, Ricci, Baldasso, Alviti, Tonut, Bortolani, Flaccadori, Caruso, Mannion e appunto Toté, solo per citare i giocatori da Nazionale o quasi. Tranne Melli e Datome quasi tutti sottoutilizzati, nonostante il pesante calendario di Eurolega che avrebbe consigliato un turnover più massiccio ed un uso più continuo dei cosiddetti panda (tali sono i sei formati). Certo l'Olimpia è uno dei pochissimi posti in Italia in cui si guadagnano soldi veri, con bonifici regolari, però non chiediamoci perché Suigo, Lonati e Garavaglia abbiano fatto certe scelte.
Il ritorno in panchina di Walter De Raffaele è coinciso con il ritorno alla vittoria di Cantù dopo nove sconfitte consecutive, anche se la piccola impresa (primo successo in trasferta della stagione) di Reggio Emilia è stata merito del folgorante terzo quarto di Sneed e di un Ballo dominante sottocanestro, non di chissà quali innovazioni tattiche o segreti del basket sconosciuti a Brienza (per la cronaca: due stagioni fa allenatore dell'anno a Pistoia e l'anno scorso protagonista nel ritorno di Cantù in A). Certo è che De Raffaele è l'allenatore più vincente in Italia (due scudetti e altro alla Reyer) nell'ultimo decennio, dopo Messina, ma anche che per una qualche ragione venga spesso sottovalutato. Troppi anni da assistente, forse (e del resto anche da giocatore viene ricordato come il cambio di Fantozzi), e una vita lontana da città e giornalisti che costruiscono all'istante personaggi e fantomatici 'predestinati'.
Mentre la FIP prosegue la sua lunga marcia verso l'invenzione di una squadra romana in Serie A, convincendo con le 'buone' Cremona o bloccando le retrocessioni per avere un campionato a 18 squadre, sul fronte NBA Europe i media spagnoli segnalano la clamorosa mossa del Real Madrid, che vorrebbe sfilarsi dall'Eurolega (che sta per cambiare CEO) per fare una o più stagioni di transizione nella tristissima Champions League FIBA. Scenario quasi incredibile, visto che il Real in ogni caso sarebbe fra le 12 partecipanti di diritto alla futura lega para-americana e non avrebbe bisogno della qualificazione per così dire 'sportiva'. Ma diventerebbe credibile se altre grandi imitassero il club di Florentino Perez, con un effetto assurdo: l'abbandono di una lega che funziona, sia pure con i bilanci in rosso, come l'Eurolega, per una coppetta semiclandestina in attesa della discutibile luce NBA.
stefano@indiscreto.net
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