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Quasi Dream Team

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Gli Stati Uniti per le Olimpiadi di Parigi, il piede di Fontecchio, la scelta di Matilde Villa e l'impresa della Virtus

17 aprile

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Di Dream Team ce n’è stato e ce ne sarà sempre uno, ma i dodici scelti da Steve Kerr per le Olimpiadi di Parigi faranno di sicuro rivivere qualche sensazione dell’estate 1992. Con la scelta di Kawhi Leonbard come dodicesimo (!!!) le decisioni sono da considerarsi definitive, salvo infortuni. Un mix clamoroso di vecchie glorie con anche un grande presente, perché LeBron James, Durant e Curry non sono paragonabili al Bird bloccato dal mal di schiena e al Magic inattivo da un anno e sieropositivo, MVP della lega (oltre ai tre citati anche Embiid, mentre Leonard lo è stato ‘soltanto’ delle Finals), stelle del presente come Tatum, Booker, Edwards ed Anthony Davis. Volendo fare del bar e guardando soltanto a questa stagione, l’unica esclusione sorprendente è quella di Brunson, che fra l’altro era l’anno scorso al Mondiale mal giocato dalla nazionale di Kerr. Di quella squadra andranno a Parigi soltanto Edwards e Haliburton, invece non Banchero che ha fatto comunque una buonissima stagione e nei dodici ci poteva stare: la sua scelta di giocare per gli Stati Uniti, cioè la sua patria (oltre che il posto dove si è formato come giocatore),senza avere il posto assicurato, gli fa quindi onore. Nei dodici mancano i bianchi (anche se a Kerr piace molto Herro e l’anno scorso in Asia aveva portato Reaves e Kessler) e gli enforcer, i mazzolatori. Sarebbe una sorpresa uno scarto medio inferiore ai 20 punti con qualunque avversario, a partire dall’eventualissima Italia nel girone.

A proposito, l’Italia senza Simone Fontecchio al torneo preolimpico non riusciamo nemmeno ad immaginarla, eppure è uno scenario che esiste e che ha anticipato lo stesso giocatore dei Detroit Pistons, che ha vissuto la sua ultima partita in campo il 17 marzo e che adesso nella NBA non ne deve più giocare, visto che la stagione della peggiore squadra della lega è finita. Un problema a un piede, forse con interessamento dei legamenti, che al di là dell’aspetto medico ancora vago ha un’implicazione sportiva ben chiara: a 29 anni e dopo una seconda stagione NBA per lui positiva, con la scontata conferma dei Pistons, è nella zona del contratto della vita e quindi a inizio luglio andrà in Portorico soltanto se in piena efficienza fisica.

Gli Stati Uniti, per non dire il mondo, hanno Caitlin Clark, scelta alla numero 1 nel draft WNBA dalle Indiana Fever. Ma noi abbiamo Matilde Villa, chiamata con il numero 32 dalle Atlanta Dream. Non significa che la diciannovenne della Reyer, rapportata alla nostra pallacanestro femminile una vera predestinata, ci vada a giocare subito ma di sicuro che è la prima italiana scelta dalla WNBA direttamente dell’Italia, senza essere passata da esperienze di college come fu per la Pollini e la Ress e come è stato due anni fa per Lorela Cubaj, sua compagna alla Reyer e magari anche ad Atlanta, visto che farà il training camp. College che fra l’altro sta frequentando, a Washington State, la gemella di Matilde Vila, Eleonora. Magari qualcosa si muoverà, in un movimento schiacciato mediaticamente dalla pallavolo.

Felici di non fare oggi un bilancio dell’Eurolega della Virtus Bologna, sopravvissuta alla prima partita di play-in con una impresa enorme in casa dell’Efes Istanbul e che si giocherà con il Baskonia l’accesso ai playoff. Eppure dopo l’inizio pazzesco di Clyburn sembrava che per la squadra di Banchi l’ottava sconfitta di fila in Europa fosse scontata. Finora la partita dell’anno di una squadra italiana firmata da Lundberg per i canestri da copertina, ma anche da Abass e Polonara. Già adesso si può dire che Banchi abbia fatto più del suo, diversamente da Messina con l’Olimpia Milano. Due squadre che proprio i viaggi da Eurolega costringeranno, probabilmente, a scontrarsi per lo scudetto in semifinale e non in finale.

stefano@indiscreto.net 

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