Addio mondiale per Datome

L'ala dell'Olimpia Milano ha annunciato il ritiro dalla pallacanestro giocata: diventerà dirigente, ma soltanto dopo l'ultimo urrah con la maglia azzurra...

Addio mondiale per Datome
© LAPRESSE

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 7 luglio 2023, 16:07

Gigi Datome lascia la pallacanestro giocata, ma non lascerà la pallacanestro: ha la cultura e la personalità per fare grandi cose anche fuori dal campo, e probabilmente ci riuscirà. Il suo ritiro è stato comunicato da lui e dall’Olimpia Milano e al di là del dispiacere arriva al momento giusto: sedicesimo della squadra di Messina per minutaggio in Eurolega, quindicesimo in campionato, tormentato dai problemi fisici di un trentaseienne, era già da tempo un ex.

Questo non gli ha impedito di fare giocate di grande qualità e impatto ed è proprio per questo che l’ultimo urrah di Datome non è stato quello in Gara 7 della finale scudetto con la Vitus Bologna ma sarà al Mondiale con la Nazionale di Pozzecco, che gli ha già assicurato la convocazione. Dopo il torneo che l’Italia inizierà nelle Filippine, in un girone certo non proibitivo (passano le prime due) con i padroni di casa, l’Angola e la Repubblica Dominicana, datome avrà un ruolo dirigenziale nell’Olimpia ed in molti lo vedono (ma non bisogna confondere le previsioni con le speranze) successore di Petrucci nel 2025 come presidente federale.

Questo il futuro, che sarà facilitato anche da un passato di vittorie: l’Eurolega 2016-17 con il Fenerbahce di Obradovic, dove non era il trascinatore (lo era Bogdan Bogdanovic) ma nemmeno un comprimario, 3 campionati turchi e 3 italiani (uno nella Siena di Recalcati quasi bambino, due nella Milano di Messina) e tante altre cose, ma niente in 15 anni di Nazionale e lui stesso lo ha ricordato parlando del ritiro: la ferita aperta è questa. Perché Datome è stato per età e status uno dei leader della generazione dei presunti fenomeni insieme a Bargnani (classe 1985), Belinelli (1986), Hackett (1987, come Datome), Gallinari (1988), che anche quando si è saldata con quella successiva (Melli, Gentile, Polonara) non è mai stata nemmeno vicina ad una medaglia.

Sui motivi del fallimento azzurro di giocatori che hanno avuto una grande carriera NBA (non Datome, che per due anni è stato di passaggio ai Pistons e ai Celtics ma comunque c’è stato) o europea come Datome e Hackett, si può discutere a lungo, ma 15 anni di risultati con cinque allenatori diversi (Recalcati, Pianigiani, Messina, Sacchetti, Pozzecco) sono un campione abbastanza attendibile per dire che c’è stata da parte di tutto noi una certa sopravvalutazione. Questo non toglie che Datome sia stato un ottimo giocatore e che abbia sempre cercato di essere un importante per la sua squadra invece che vincere facile facendo il dodicesimo ‘microwave’ come negli ultimi tempi. Un grande Mondiale se lo merita tutto, anche perché lui quasi mai ha rinunciato alla maglia azzurra. 

stefano@indiscreto.net

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