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La Coppa Italia di Wembanyama

La Coppa Italia di Wembanyama

Guerin Basket sul nuovo torneo NBA, sul futuro di Gallinari, sul ridimensionamento della Virtus Bologna e sulla dimensione della A2

6 luglio

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La NBA di Victor Wembanyama riparte dalla… Coppa Italia. La grande novità della stagione 2023-24, non ancora ufficializzata mentre scriviamo queste righe, è infatti un torneo da disputarsi durante la stagione, con una fase finale a eliminazione diretta in un’unica sede. La formula prevederebbe una prima fase con 6 gironi da 5 squadre, dove si disputeranno 4 partite che qualificheranno ai quarti di finale 8 squadre, le 6 prime dei gironi più le 2 migliori seconde. Da lì in poi quarti-semifinale-finale, con la coppa alzata ad inizio dicembre a Las Vegas. Le partite, almeno quelle dei gironi, dovrebbero rientrare nel computo delle 82 stagionali che determinano il record, ma al di là della formula è interessante l’idea sottostante: le serie al meglio delle sette partite generano grandi incassi ma tranne che in rari casi hanno la drammaticità ed il pathos della partita secca, tipo torneo finale NCAA. Un test di marketing, anche se è difficile che i playoff veri e propri dimagriscano.

Quale futuro per Danilo Gallinari? L’ala azzurra, la cui partecipazione al Mondiale è al momento improbabile visto che arriva da un anno di inattività, sta per iniziare la sua sedicesima stagione NBA, fa impressione anche soltanto scriverlo, ma è chiaro che quella in cui tutti i pianeti si erano allineati era l’ultima con i Boston Celtics. Finita ancora prima di cominciare per l’infortunio subito in Nazionale, e poi finitissima con la trade che due settimane fa lo ha portato agli Washington Wizards, dove in due anni teoricamente guadagnerà complessivi 13 milioni (lordi) di dollari, che si aggiungono ai quasi 178 dell’intera carriera NBA, sponsor e altre situazioni esclusi. Gli Wizards sono tutto tranne che una squadra da titolo, ma questa del titolo è più un’ossessione di giornalisti e appassionati che di Gallinari: anche se, per ipotesi, pagasse il buyout e andasse a giocare al minimo salariale nella Miami della situazione, cosa cambierebbe nella sua carriera un anello vinto da veterano agitatore di asciugamani? Diverso il discorso Europa, in una Eurolega sempre più povera di talento dopo le ultime partenze: un Gallinari sano potrebbe spostare qualche equilibrio, ma nessuno nemmeno a un Gallinari sano darebbe 6,5 milioni all’anno anche se sommando i contratti sprecati per Davies, Mitrou-Long e Pangos l’Olimpia, la sua destinazione naturale almeno nelle interviste, ci andrebbe vicino.

Il mercato della pallacanestro italiana fa cento volte meno notizia di quello del calcio, bisogna ammetterlo, fra l’altro durando di fatto 10 mesi è anche impossibile fare considerazioni che durino. Ma per la stagione 2023-24 una cosa è già chiarissima: il ridimensionamento della Virtus Bologna, con un taglio del budget nell’ordine del 30% ed alcune partenze eccellenti. Via Mannion, negli ultimi tempi peraltro quasi mai sceso in campo, via Jaiteh, Weems e Ojeleye, soprattutto via Teodosic. Il serbo è al lumicino, ma il suo arrivo a Bologna nell’estate del 2019 aveva ufficilizzato in Italia e in Europa la volontà di Zanetti di riportare in altissimo la Virtus. E così è stato, fra scudetto, Eurocup e ritorno in Eurolega, confermato la prossima stagione, ancora con Scariolo dopo il fallito ritorno nella NBA dalla porta principale. E adesso? L’ultima Eurolega di Zalgiris e Partizan dimostra che si può fare bene anche con budget inferiori ai 15-16 milioni previsti per la Virtus, ma è chiaro che in Italia le due grandi stanno diventando una e mezzo, visto che l’Olimpia Milano viaggia su cifre quasi doppie.

Quanto interessa la Serie A2? Intendiamo agli spettatori reali, non quelli televisivi che su piccoli numeri possono anche essere rilevati male (o per lo meno ci piace crederlo). La LNP ha comunicato i dati ufficiali: una media di 1.411 spettatori a partita nella stagione regolare, con il record di 4.557 per Fortitudo Bologna-Mantova, 2.401 di media nei playoff con la punta di 4.514 per Gara 1 di Forlì Cremona. Dati in forte crescita rispetto all’anno scorso, ad esempio nei playoff un clamoroso più 44%, da paragonare a quelli della Serie A che nella stagione regolare 2022-23 ha avuto una media di 3.764 spettatori. Guardando al monte ingaggi, al di là di alcuni casi particolarissimi, è chiaro che convenga di più fare basket in A2 che in A anche se in pochi lo ammettono. Perché in quasi tutte le città, tolte Roma e Torino, una eventuale promozione non è che darebbe accesso a chissà quali sponsor. Comunque, per parlare del presente, la A2 del basket ha numeri molto simili alla C del calcio ma non lo stesso spazio mediatico.

strefano@indiscreto.net

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