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Il ciclo di Steph Curry

Il ciclo di Steph Curry

I Golden State Warriors di Steve Kerr, trascinati dal loro trio di fuoriclasse, hanno conquistato il titolo NBA battendo i Celtics nelle finali. Con un MVP importante molto oltre le statistiche...

Stefano Olivari

17 giugno

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I Golden State Warriors hanno vinto il titolo NBA 2021-22, dopo avere battuto 103-90 i Boston Celtics in Gara 6 delle Finals. Per la squadra di Steve Kerr è il quarto trionfo nelle ultime otto stagioni e forse è il più bello, quello ottenuto con la consapevolezza che deriva dall'età ormai avanzata dei suoi leader e dai loro mille problemi fisici: se la copertina è sempre per Steph Curry, la grande storia è quella di Klay Thompson. Che nell'ultima finale disputata dagli Warriors, quella contro i Toronto Raptors del 2019, anche lì era una Gara 6, si ruppe il crociato anteriore sinistro ed iniziò un calvario finito di fatto soltanto pochi mesi fa, con in mezzo anche la rottura del tendine d'Achille, tanto per gradire.

Nel 2019-20 gli Warriors ebbero addirittura il peggior record della Lega 15-50. Ma i fantastici tre, Curry, Thompson e Draymond Green, sono stati capaci non soltanto di tornare vicini al loro rendimento di un tempo, ma soprattutto di essere l'anima di un nuovo gruppo vincente. Quello degli Andrew Wiggins, bellissimi i suoi playoff (e decisiva la sua marcatura su Doncic nella serie contro i Mavericks), dei Jordan Poole, dei Gary Payton II, dei Kevon Looney, degli Otto Porter jr....

Curry ha vinto il titolo di MVP delle Finals per la prima volta nella sua carriera, con una media di 31,2 punti a partita che non dice tutto della sua importanza, perché la sua capacità di creare attacco dal palleggio, quindi sostanzialmente dal niente, è stata la chiave della serie finale: rarissimo caso di giocatore con statistiche clamorose che non si può giudicare per le statistiche. Curry è il miglior tiratore nella storia della NBA non soltanto per i numeri, ma proprio perché genera attacco da solo, quindi attira raddoppi a prescindere e crea opportunità sfruttate dai compagni meno dotati, quindi figuriamoci dai più dotati, come appunto Thompson. 

Di certo gli Warriors sono quasi tornati quelli dell'inizio del loro ciclo, quelli del primo titolo (2014-15), prima che arrivasse Durant ed il superteam ne vincesse altri due (2016-17 e 2017-18) ma perdendo forse un po' di anima anche se Durant a questa squadra ha dato di tutto e di più (basti ricordare l'infortunio nelle Finals 2019). La storia comunque dice che soltanto Celtics, Bulls e Lakers sono riusciti a vincere almeno 4 titoli in 8 anni e nessuno può dire se questa squadra abbia un futuro: di certo ha un presente che la mette fra le favorite anche per il 2022-23 insieme ai Celtics e ai Bucks, con Suns e Clippers sulla carta un po' più dietro. Ma a giugno ogni previsione è azzardata, visto il livello dei free agent che possono spostare gli equilibri ad alto livello, da Kyrie Irving a James Harden. Intanto gli Warriors si godono il settimo titolo di una grande storia, dopo i due nella loro incarnazione di Philadelphia e quello del 1975 con la squadra che aveva come leader Rick Barry, anche lui campione discusso e atipico. Ma Steph Curry vive su un pianeta abitato da pochissimi. 

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