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L'ultima finale di Pozzecco

L'ultima finale di Pozzecco

Guerin Basket alla vigilia della serie per lo scudetto fra Virtus Bologna e Olimpia Milano. Senza dimenticare le incredibili vicende della Nazionale...

Redazione

6 giugno

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Saranno di nuovo Virtus Bologna, con il fattore campo a favore, e Olimpia Milano a contendersi lo scudetto del campionato di basket di serie A. Una riedizione della finale dello scorso anno che vide la Virtus chiudere sul 4-0 e aggiudicarsi il tricolore. Di quella squadra non ci sono più il capitano Pippo Ricci, che farà parte della serie ma da avversario, Josh Adams, finito in Australia, Hunter rinnovato e poi licenziato per positività al doping, Gamble, rimpiazzato da Mouhammadou Jaiteh, e il ruvidissimo Stefan Markovi?, che ha lasciato la squadra in furibonda polemica con la società dopo il mancato rinnovo contrattuale di coach Djordjevic.

Rispetto allo scorso anno, quindi, cambia la guida in panchina, affidata a Sergio Scariolo, già vincitore del campionato italiano con Pesaro, in quello che fu solo l’inizio di una delle più vincenti carriere da allenatore mai vista in Italia, maturata sulla panchina della nazionale spagnola, del Real Madrid, dei Toronto Raptors (come vice), e che torna in Italia dopo la poco fortunata parentesi all’Olimpia di Milano. Un coach chiamato per vincere, ma soprattutto per guidare la Virtus in Eurolega il prossimo anno e questi playoff, giocati contro L’Olimpia, ormai habituè della maggior competizione europea, possono essere per molti giocatori un vero e proprio esame in vista della prossima stagione.

Tanti i giocatori aggiunti al roster questo anno, nel “mercato estivo” e poi in corso d’opera, sfruttando le porte girevoli (per dirla come il coach Bianchini) di un mercato sempre aperto. Nomi quasi sempre pesanti, come Ruzzier, Mannion, il già citato Jaiteh, e poi JaKarr Sampson, Cordinier, e il duo proveniente da Mosca, dopo lo scoppio della guerra, Hackett e Shengelia. Una Virtus anche troppo profonda in cabina di regia e con diversi problemi nel corso dell’anno nello spot di centro e di ala forte, problemi sempre risolti mettendo mano al portafoglio, comperando giocatori di primo livello che in alcuni casi hanno finito per mettere fuori dalle rotazioni la panchina della Virtus, come ad esempio Ruzzier, lo stesso Mannion (a dir poco una non buona stagione di esordio la sua) e Alibegovic, utilizzati pochissimo, spesso fuori dai giochi e apparsi demotivati. Forse, in una serie dura e che potrebbe essere anche lunga, il recupero di questi giocatori potrebbe dare a Scariolo l’arma in più per affrontare i veterani di Messina.

L’Olimpia arriva alla finale scudetto dopo un percorso netto (come Bologna) al primo e al secondo turno, chiusi entrambi per 3 a zero, contro Reggio Emilia e Sassari (Pesaro e Tortona per la Virtus Bologna). La squadra di Messina ha fallito le Final Four di Eurolega, sconfitta ai playoff dall’Efes che poi si è aggiudicato la competizione, arrivando al momento cruciale della stagione (l’accesso alle Final Four era stato dichiarato come obiettivo per questo anno) con il roster accorciato dagli infortuni e qualche giocatore non in perfetta forma. I primi due turni dei playoff invece hanno dato modo a Messina di ricompattare il gruppo e prepararlo a quella che contro la Virtus potrebbe essere una guerra di trincea, affilando le armi per cancellare il risultato dello scorso campionato.

Rispetto allo scorso anno sono arrivati gli italiani Ricci, Alviti, Baldasso e Melli, e poi Hall, Grant, Daniels, Bentil, Kell e MItoglou, poi rescisso per positività al doping. Una squadra dalla panchina molto lunga, ma che a causa di un calendario fitto di partite di grande intensità, e della scelta di affidarsi a giocatori che avessero maturato una certa esperienza, anche in ambito europeo, ha patito una lunga serie di infortuni. Tra i compiti di Messina quindi, mantenere alta la concentrazione di tutto il gruppo e pretendere da ogni giocatore di farsi trovare pronto anche per un minimo impiego, secondo quelli che sono, appunto, gli standard del coach.

Primo anno e anche ultimo a Milano per coach Pozzecco, che in questa stagione ha formato quella che sembrava davvero una strana coppia come vice (assieme a Stefano Bizzozero, Marco Esposito e Mario Fioretti) di Messina. Una collaborazione che si chiude con la chiamata di Pozzecco in nazionale a sostituire coach Sacchetti, e che, secondo molti, mette fine a una convivenza, tra coach e vice, non proprio idilliaca.

Surreale la presentazione alla stampa di Pozzecco, voluta a Milano, da parte del Presidente Petrucci che ha chiamato più volte il nuovo coach della nazionale sbagliandone il nome. Pozzecco, da parte sua, al termine della presentazione ha dovuto interrompere il suo discorso a causa dell’emozione, ricacciando indietro le lacrime e perdendo il filo di ciò che stava dicendo. Tra le cose emerse, comunque, l’impiego a tempo pieno in Nazionale “perché il movimento ne ha bisogno” (e l’Olimpia invece non più), il ritorno di Datome in squadra (disprezzato da Petrucci dopo la rinuncia alla nazionale per motivi fisici, poi voluto a tutti i costi, tanto da andare allo scontro definitivo al riguardo con Sacchetti) e, per aggiungere un altro capitolo alla telenovela, un viaggio in America per andare a conoscere Banchero e ricordargli l’appuntamento dei prossimi mondiali di basket nell’estate del 2023, perché il movimento in Italia è sanissimo, ma senza giocatori formati all’estero è dura.

Sacchetti ha momentaneamente chiuso la storia dell’interruzione del suo rapporto con la Federazione con una dichiarazione nella quale ha detto che ora non è il momento di parlare, per lasciar lavorare serenamente la nazionale e il suo nuovo allenatore. Per tutti è stato facile farsi un’idea di come possano essere andate le cose tra chi crede che la nazionale sia una cosa di sua proprietà e l’unico coach che abbia portato dei risultati tangibili negli ultimi 20 anni. Al riguardo vengono in mente le parole di Travis Diener ai tempi di Sassari che in una intervista disse: “Se hai un problema con Meo, il problema sei tu”. 

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