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Il ritmo di Tortona© derthonabasket.it

Il ritmo di Tortona

Guerin Basket sul progetto di Reggio Emilia, sul futuro di Banchi, su Venezia a fine ciclo e sui solisti di Brescia

Redazione

24 maggio

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I quarti di finale di questi playoff di basket di serie A vanno in archivio con la conferma che Milano e Bologna sono le squadre candidate alla finale, promuovono la difesa molto fisica e l’attacco portato vicino a canestro di Sassari, sanciscono la rifondazione di Venezia. 

Dura una sola partita la presenza di Reggio Emilia ai playoff contro Milano. La squadra di Caja non riesce a replicare la buona prestazione di gara 1, chiusa con 9 punti di scarto al Forum, e capitola in gara 2 e gara 3, lasciando palco e riflettori all’Olimpia. Messina è riuscito a ricompattare i suoi, dando un nuovo obbiettivo alla squadra. La quadratura del cerchio è avvenuta nel finale di gara 1, ora qualche giorno per rifiatare e ripartire contro Sassari, la squadra più dura da affrontare dopo Bologna. Reggio Emilia chiude la stagione con tre gare contro Milano, un risultato insperato per chi aveva dato mandato al coach di salvare la squadra. Molto probabilmente però, Caja in scadenza di contratto, non sarà confermato e dopo l’incontro previsto con Dalla Salda sarà libero di cercare una nuova panchina, mentre Reggio Emilia ripartirà con un nuovo progetto, che prevede il nuovo Palabigi, una formula di 6 italiani e 6 stranieri e un nuovo allenatore. Che, in serie A, ad eccezione di Venezia, è sempre destinato a non sopravvivere al progetto.  

Stessa formula di Milano per la Virtus Bologna che dopo una gara 1 equilibrata contro Pesaro, dilaga in gara 2 e in gara 3. Per Scariolo problemi di gestione di una panchina profondissima nel ruolo di playmaker, con Hackett che si è visto affidare le chiavi della squadra, Pajola come primo cambio, Mannion un po’ ai margini e Ruzzier come panchinaro di lusso. L'infortunio di Shengelia ha costretto coach Scariolo a dare più spazio a un energico Alibegovic, unica ala forte in una squadra che fa degli equilibri del gioco dentro e fuori area un’arte. Una grande occasione per l’ex Virtus Roma, che deve mostrare nella costanza di rendimento la maturità emotiva necessaria alla gestione di una buona fisicità e di un ottimo bagaglio tecnico. Altra panchina in bilico quella di Pesaro, ma non per volere del GM Ario Costa che, dopo essersi assunto le colpe della cattiva partenza dei suoi, ha  dichiarato di essere in attesa di una decisione di Banchi, a sua volta però in attesa di conoscere la delibera sul budget e le ambizioni  di Pesaro per la prossima stagione, per prendere a sua volta una decisione sul restare o cercare una squadra con traguardi più grandi.  Scariolo, che sulla sua strada troverà Tortona, è riuscito a costruire un gioco molto equilibrato, dove un solista come Belinelli non è una necessità ma una virtù e dove, cosa vista fare solo a Sassari, vengono continuamente premiati i mismatch che nascono dai blocchi sulla palla e ricercato il lungo sotto canestro. Un’arma in più per questi playoff potrebbe essere il recupero di Mannion e il suo coinvolgimento nei giochi in attacco: il giocatore ha un enorme potenziale offensivo, ma al momento sembra più al servizio degli altri che alla ricerca del canestro. 

Dopo aver vinto la prima partita a Tortona, Venezia non è più riuscita a imporsi e ha chiuso la serie con un 1 a 3 che lascia poco spazio alle interpretazioni. De Raffaele nel post di gara 4 ha parlato di fine di un ciclo, durato 6 anni, durante il quale la squadra ha vinto tutto quello che ha potuto (due scudetti, una Coppa Italia e una Fiba Europe Cup), esprimendo un gioco in grado di esaltare individualità come quelle di Watt, Daye, Bramos e Tonut, dato sempre per partente e giunto, forse, al momento di cambiare squadra. Sicuramente la Reyer è arrivata logora ai playoff, colpa di Covid e infortuni ma anche di un mercato estivo non proprio azzeccato che ha portato 6 giocatori, di cui solo due - Vitali e Brooks - hanno finito la stagione. A questo va aggiunta la peggior annata, dal punto di vista fisico, di Austin Daye,  letteralmente tormentato dal mal di schiena, aggravato a tal punto nel finale di campionato da non poter prendere parte ai playoff, e di Bramos, praticamente disponibile solo nel girone di ritorno. Venezia nel post regular season si è scontrata con quella che, inizialmente definita come una sorpresa, è stata la più bella conferma del campionato appena concluso. Tortona, senza nessun timore reverenziale, ha impiegato una partita ad adeguarsi all’intensità degli scontri diretti, tipica dei playoff, e poi ha imposto il suo gioco fatto di ritmo ed energia. Coach Ramondino ha sfruttato al meglio la freschezza di Macura e Daum, tra i migliori stranieri del campionato, accompagnati dalla maturità e professionalità dell’esperto Cain. Dalla panchina poi il veterano Filloy e il pivot bonsai Cannon (198 cm per lui, con tutte le scarpe) hanno evitato cali di gioco quando l’asse play-pivot si è seduto a rifiatare. Per Tortona ora la possibilità di confrontarsi con Bologna, sapendo di aver ormai guadagnato il rispetto altrui e di non essere più una sorpresa, sapendo anche che qualsiasi cosa uscirà dallo scontro con la Virtus andrà bene, ma facendo attenzione alle sirene delle coppe europee, che richiederanno, inevitabilmente, tanti cambiamenti a livello di roster e profondità di giocatori per la prossima stagione. 

Forse l'unica sorpresa di questo primo turno dei playoff è stata la sconfitta di Brescia contro Sassari. La Leonessa si è presentata ai playoff accreditata come terza forza del campionato, con un record di 21 vittorie di cui 14 consecutive e due giocatori come Mitrou-Long e Della Valle (nominato miglior giocatore della stagione regolare) letteralmente in stato di grazia. Dopo la prima partita con Sassari, vinta per 104 a 97, dimostrando gran facilità realizzativa, ma poca capacità difensiva, la serie è girata a favore di Sassari, che in gara 2 è riuscita a limitare Della Valle, lasciando a Mitrou-Long e Petrucelli l’onere di guidare l'attacco della Leonessa. Dalla seconda partita si è delineata la diversa lettura dei due coach: pressione sulla palla e attacco nei primi secondi dell'azione, spesso con arresto e tiro da tre, per coach Magro, difesa in anticipo sulle bocche da fuoco e pressione sul portatore di palla per coach Bucchi, che in attacco ha sempre preferito i tiri ad alta percentuale in area di Bilan, Burnell e Bendzius al gioco troppo perimetrale, inserendo in questo contesto la sregolatezza del veterano Logan. La maggiore completezza di gioco in attacco e l’aggressività difensiva (particolarmente enfatizzata sulle linee di passaggio) alla fine hanno dato ragione a Sassari, capace di dilagare in gara 3 e poi di tener duro e vincere in gara 4. Per Brescia rimane il rammarico dei due pesantissimi infortuni di Gabriel e Della Valle in gara 3, che hanno condizionato il risultato finale, evidenziando però una incapacità della squadra a trovare alternative alle iniziative dei suoi solisti e a limitare in difesa le giocate dei lunghi avversari. 

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