Il supplementare di Pesaro

Nell'ultima puntata di Guerin Basket dedicata alla stagione regolare: l'impresa di Banchi, l'anno di Weems e Roijakkers, la riforma di Petrucci e la Virtus da Eurolega

Il supplementare di Pesaro

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 9 maggio 2022, 18:04

L’ottava squadra a raggiungere i playoff della Serie A 2021-22 è la Pesaro di Luca Banchi, che vincendo al supplementare a Napoli ha beffato Trieste e nei quarti di finale (al meglio delle cinque partite, come per le semifinali, mentre la finale potrebbe arrivare a sette) affronterà quindi la Virtus Bologna. L’Olimpia Milano seconda affronterà Reggio Emilia settima, mentre Brescia se la vedrà con Sassari. L’altra semifinalista della parte di tabellone della Virtus uscirà da Tortona-Venezia. È fin troppo facile prevedere la finale delle due corazzate, Virtus e Olimpia, per questo il bilancio della stagione regolare è forse più interessante dell’immediato futuro. Bisogna rispettare gli incassi, soprattutto in un'epoca come questa, ma i vecchi playoff al meglio delle tre partite garantivano una tensione, anche negli spettatori neutrali, difficile da avere con cinque o sette.

Difficile individuare l’MVP in una Serie A con pochi fenomeni, ma per continuità ad alto livello secondo noi il titolo potrebbe andare a Kyle Weems, punto fermo della Virtus anche se meno animale da highlights di altri. Menzione d’onore per JP Macura e la sua classe, più intermittente rispetto a quella di Weems, al servizio di Tortona. Fra gli italiani bene Melli per Milano e benissimo Amedeo Della Valle, decisivo come non mai a Brescia. Fra gli allenatori la scelta è più difficile, perché sono in tanti ad avere aggiunto qualcosa al basso livello medio dei propri giocatori. Molti giustamente sottolineano l’impatto di Marco Ramondino a Tortona, di Banchi a Pesaro e di Alessandro Magro a Brescia. Noi non dimentichiamo nemmeno Caja a Reggio Emilia ma votiamo per la meteora Roijakkers a Varese, che davvero ha tirato fuori il 100% dal pochissimo a disposizione. In negativo bisogna citare Brindisi, in rapporto alle ambizioni, e la Fortitudo Bologna non perché sia retrocessa, ma perché si tratta di una retrocessione direttamente imputabile alla società.

Il futuro della Serie A di pallacanestro, uscita tutto sommato viva da due stagioni e mezza condizionate dalla pandemia e da alcune cervellotiche misure per contenerla, è strettamente legato alla sua capacità di attrarre grandi imprenditori che non stiano tanto a sottilizzare sui bilanci in rosso: esattamente come negli anni Ottanta e Novanta, ma con il resto del mondo cambiato. Se uno oggi dicesse che i campioni d’Italia sono la trentunesima squadra NBA verrebbe ricoverato d’urgenza. Di base la riforma-snellimento dei campionati annunciata da Petrucci per il 2024 (sempre 16 squadre in A, 20 da 28 che sono adesso in A2, 32 da 64 in B) non è sbagliata, il problema è che il numero ‘giusto’ non esiste in un mondo in cui quasi tutti operano in perdita.

Scudetto o scudetti a parte, mercoledì la finale di Eurocup con il Bursaspor è la partita più importante della storia della Virtus Bologna sotto la gestione Zanetti (iniziata sei stagioni fa in A2), perché vincere significherebbe guadagnarsi l’Eurolega senza aspettare wild card, squalifiche politiche e magheggi vari. Le operazioni Hackett e Shengelia di inizio marzo sono state fatte proprio per vincere grandissime partite come la semifinale di Valencia e per arrivare a questo punto, con tutto il rispetto per la serie A.

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