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Il marketing dei Grizzlies

Il marketing dei Grizzlies

Guerin Basket dopo la sedicesima giornata della Serie A 2021-22: l'impresa di Pesaro, la crisi di Treviso, la costanza di Aradori, la settimana di Varese, la differenze di Olisevicius, la maturazione di Casarin e il cinque di Ja Morant

Redazione

17 gennaio

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La sedicesima di campionato va in archivio con l’importante vittoria di Pesaro su Milano, dopo un overtime. Banchi è a 5 vittorie nelle ultime sei partite, a dimostrazione di essere riuscito a portare alla sua squadra un valore aggiunto che va oltre il lato tecnico, riuscendo a motivare i suoi giocatori anche contro avversari più blasonati e, sulla carta più forti. Ottime le prestazioni di Moretti, Tambone (21 punti per lui), Sanford e Jones. Ottima anche la scelta della difesa a zona che ha, a tratti, mandato fuori giri l’attacco avversario, più orientato su soluzioni individuali che sul gioco di squadra. Per Messina le solite attenuanti degli impegni di coppa e della interminabile lista degli infortunati, ma anche un campanello di allarme significativo: nel girone di ritorno, come se i punti valessero di più, tutte le partite diventano più dure e difficili da vincere.

Continua la crisi di Treviso, (1 vinta e 5 perse nelle ultime 6 partite), letteralmente demolita dalla Virtus Bologna, che lascia agli ospiti solo l’ultimo quarto, dopo essere arrivata sul +26. Tutto facile per Belinelli, Alibegovic e Weems, con Mannion finalmente fuori dall’infermeria e Pajola che lascia ai compagni di squadra l’onere dell’attacco, ma li aiuta con 8 assist.

Altra sconfitta, stavolta sul campo di Tortona, per Cremona, che ora si trova in fondo alla classifica con Varese. 92 i punti messi a segno dagli ospiti, incapaci però di arginare gli avversari, e soprattutto troppo arrendevoli nel terzo periodo, risultato alla fine determinante. Tanto lavoro da fare in palestra per Galbiati, la cui posizione però potrebbe iniziare a essere messa in discussione.

Importante vittoria della Fortitudo di Bologna sul difficile campo di Napoli, alla terza sconfitta consecutiva. Ottime le prestazioni di Aradori, assolutamente costante in questo campionato, Totè e Durham. A Sacripanti non basta la mostruosa prestazione di Parks, one man show autore di 40 punti e capace di catturare 15 rimbalzi e servire 3 assist (per una valutazione di 50, su 83 complessivo di squadra).

Dopo una settimana travagliata, con l’esonero di Vertemati e l’arrivo dello sconosciuto Roijakkers in panchina, Varese trova una importantissima vittoria contro Venezia, frutto di una inedita prestazione di Keene, coadiuvato da Gentile, Beane e Sorokas, ma soprattutto di un altrettanto inedita prestazione difensiva di squadra, che tiene Venezia a quota 68 punti, contro una media di 93 punti subiti per partita. Per De Raffaele l’ennesimo passo falso di una stagione che non vuol proprio decollare e un nuovo segnale di allarme, ora che il tempo per avere una buona classifica inizia a stringere.

Vittoria di prestigio per Sassari, che nel quarto periodo gira l’inerzia della partita a proprio favore e limita gli attacchi di Trento, portando a casa la vittoria. Bucchi resta affacciato sulla parte alta della classifica, Molin perde l’occasione di approfittare del passo falso di Trieste e di portarsi al terzo posto in solitaria. Per entrambe le squadre però un campionato che si sta facendo sempre più avvincente.

Continua la crisi di Brindisi che a Brescia non solo non centra il risultato, ma manca anche nel gioco. Irriconoscibile la squadra di Vitucci, aggrappata a un tiro da 3 che non ne vuol sapere di entrare e troppo molle sulle gambe in difesa. Coach Magro invece, con il suo score perfetto di 7 vittorie e 7 sconfitte, può iniziare a guardare con più serenità (e ambizione) al girone di ritorno.

Se nella compianta ABA la regola era segnare più dell’avversario, tra Trieste e Reggio Emilia la filosofia è stata far segnare meno possibile l’avversario, dando vita a una partita molto intensa, forse non spettacolare, ma estremamente combattuta. A volgere, dopo un supplementare, la bilancia a favore di Reggio Emilia la prestazione di Olisevicius, capace di 29 punti complessivi, e assolutamente determinato a fare la differenza in campo. Sul campo opposto, notevoli le prestazioni di Banks (un patto con il diavolo il suo, per non invecchiare), Delia, Grazulis e Mian. Ciani non può rimproverare nulla ai suoi, mentre per Caja, l’insolita immagine dei festeggiamenti con i giocatori, in mezzo al campo.

Altra squadra, anche questa veneta, per il giovane Davide Casarin. Il play-guardia di Mestre, figlio d’arte (suo papà Federico è stato prima giocatore in diverse squadre di serie A, e ora – che è ancora giocatore amatoriale – presidente della Reyer) dopo gli esordi in serie A in maglia Reyer, era approdato in terraferma, a Treviso per un prestito biennale, che doveva esaurirsi nel 2023, ma che è stato rescisso contestualmente a metà del primo anno. Per Casarin un nuovo contratto, sempre in Veneto, questa volta con la Scaligera Verona, in A2, per Treviso l’ingaggio di Mikk Jurkatamm, stesso fisico e stesso ruolo di Casarin, ma 3 anni di più, quindi più maturo e con una esperienza prima giovanile (di qui lo status di Italiano) e poi senior nel nostro paese. Questa vicenda descrive bene lo stato della nostra pallacanestro: a prescindere dal fatto che Casarin realizzi o meno le potenzialità di cui stato accreditato da ragazzo, alla Reyer e a Treviso non c’è stato modo e spazio per farlo crescere, perché in A1 servono giocatori pronti a tenere il campo e dal rendimento sicuro e in questo senso, anche tre anni in più, come nel caso di Jurkatamm, fanno la differenza. La conseguenza è che molti giocatori italiani, in questo peregrinare da una squadra all’altra, in cerca di una propria dimensione, magari non grado di fornire subito il proprio apporto, finiscono ai margini delle rotazioni e si perdono, a scapito di pari età stranieri che, magari formati in Italia, hanno poi giocato tanti minuti nei campionati del proprio paese, maturando in breve tempo. Non è un caso quindi che i giocatori che più brillano nella nostra nazionale provengano sempre da campionati esteri, dove hanno avuto possibilità di giocare, maturare e ricambiare la fiducia avuta dando il proprio apporto.

Con la vittoria contro Golden State della scorsa settimana, i Memphis Grizzlies hanno portato a 10 la striscia di vittorie consecutive (poi allungata a 11 due giorni dopo), a dimostrare uno stato di forma strepitoso. Giocatore davvero “on fire” di questo periodo Ja Morant, per l’occasione 29 punti, 8 rimbalzi e 5 assist. Il play dei Grizzlies però ha fatto parlare di se per un episodio successo dopo la partita, quando in piena trance agonistica, saltato in mezzo al pubblico festante ha rifiutato di battere il 5 a due ragazzini con la maglietta degli Warriors. Dicendogli che i tifosi della squadra di casa devono indossare la canottiera dei Grizzlies. Mentre la cosa correva e si ingigantiva sui social, nella conferenza post partita, Morant ha dichiarato che è frustrante vedere i propri tifosi con le maglie avversarie, ma ha anche ammesso di avere esagerato e di voler regalare ai due giovani fan una canottiera con il suo numero. Non è finta qui: pochi minuti dopo, l’ufficio marketing dei Grizzlies ha annunciato che i primi 250 under 12 che il giorno dopo si fossero presentati allo store ufficiale della squadra indossando una canottiera di una squadra avversaria, anche falsa, avrebbero potuto cambiarla con una ufficiale dei Grizzlies e due biglietti per assistere ad una delle partite in casa della squadra. Neanche a dirlo: il giorno dopo lo store è stato preso d’assalto dai giovani tifosi. Un piccolo episodio che dimostra come nella NBA si riesca a trasformare un potenziale danno di immagine in una occasione di marketing strepitosa. E soprattutto misura quanta differenza ci sia tra la NBA e il basket del resto del mondo, e come questa non sia colmabile.

 

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