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Il primo stop dell'Olimpia© olimpiamilano.com/

Il primo stop dell'Olimpia

Guerin Basket dopo la dodicesima giornata della Serie A 2021-22: l'impresa di Trieste, il derby di Teodosic, la crisi Reyer, il ritorno di Trento, il fiato di Pesaro e Varese, Della Valle protagonista, i secondi tiri di Brindisi, la celebrazione di Gamba e l'abuso di tiro da tre.

Redazione

20 dicembre

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La dodicesima di campionato va in archivio con Trieste che tra le mura amiche impone il primo stop a Milano, che non riesce a eguagliare la striscia di 12 vittorie consecutive, realizzata nella stagione 18/19. Per gli uomini di Ciani ottima la prestazione di Banks, autore di 19 punti, Fernandez e Mian e nel complesso di tutta la squadra, che mette la freccia e se ne va nell’ultimo quarto, dimostrando di averne di più di Milano, capace di soli 9 punti nel periodo ma arrivata a Trieste con le scorie di due infrasettimanali di Euroleague nelle gambe (e nella testa). Per Messina problemi anche dall’infermeria, con Datome infortunatosi nel riscaldamento prepartita e ora fermo per un problema agli adduttori.

La partita della settimana era il derby delle 18 tra le due bolognesi (e infatti la Rai aveva in programma Brindisi-Treviso nel serale), andato alla Virtus per 76-70. Partita combattuta, sicuramente non bella, che ha evidenziato da una parte le potenzialità della Fortitudo, forse in una posizione di classifica che non la rappresenta, ma molto legata alla giornata dei suoi migliori realizzatori, Aradori (che sta avendo una buona costanza di rendimento) e Feldeine (colpevole, comunque, di un inguardabile 1 su 11 da 2 punti). Dall’altro lato la Virtus, in calo di forma, molto volitiva, e legata all’umore di Teodosic, a tratti irritante ma determinante nelle ultime due giocate.

Tortona ufficializza la crisi della Reyer, che in campionato arriva alla terza sconfitta consecutiva e si allontana dalla zona final eight, superata in classifica, appunto, da Tortona. Della partita non ha fatto parte Tonut, accomodatosi in panchina per dolori intestinali accusati durante il riscaldamento, mentre per coach De Raffaele hanno risposto presente Daye e Watt, ed è risultato impalpabile Bramos (il cui recupero sembra ancora lungo). Poco incisivo De Nicolao e appena sulla sufficienza Sanders. Troppo poco per Tortona, che grazie alle prestazioni di Cain, Macura e dell’ex Filloy, si affaccia sul lato sinistro della classifica.  

Importantissima la vittoria di Trento sul campo di Napoli: perché ottenuta su una squadra in forma, perché ottenuta contro una diretta concorrente, perché vale il terzo posto in classifica. Una vittoria ottenuta grazie alla ricerca continua di punti vicino al canestro, al contrario di Napoli, che nonostante il 75% di media nel pitturato, si è affidata al tiro da fuori, dove si è fermata ad un poco edificante 20%. Per Molin un ritorno ai piani alti di un passato recente, quando Trento con il duo Buscaglia e Trainotti, abitava stabilmente le prime posizioni della classifica.

Reggio Emilia vince in casa di Pesaro e si tiene aggrappata all’ottava posizione. Fondamentali il primo quarto, nel quale padroni di casa non riescono a fermare la sfuriata degli ospiti, e il terzo periodo, in cui la squadra di Banchi rientra, opera il sorpasso, ma commette il peccato mortale di non uccidere la partita, rimanendo sulle gambe in un finale di partita giocato con il fiato troppo corto. Per Pesaro uno stop che, nonostante i progressi fatti, non permette ancora di trarre un respiro di sollievo, ma che conferma il bisogno di vittorie, con quota salvezza attualmente a 22 punti.

Senza esclusione di colpi la partita tra Sassari e Varese, con gli ospiti, privi dello squalificato Alessandro Gentile (peccato non averlo visto giocare contro il fratello Stefano), arrivati un po’ corti all’ultimo periodo, durante il quale gli uomini di Bucchi si scatenano realizzando i 35 punti necessari per superare Varese e mettere i due punti in classifica. Sugli scudi, come sempre, Logan, Bendzius e Burnell per Sassari, Keene e Kell per Varese.

Brutta sconfitta di Cremona sul campo di Brescia. Gli uomini di Galbiati tentano un recupero nell’ultimo periodo, ma il -27 accumulato fino a quel momento è una pietra tombale su una partita giocata in maniera rinunciataria e che forse ha sancito il taglio di Harris, già retrocesso in panchina, ma poco convincente anche da lì. Brescia ringrazia un Della Valle da 32 di valutazione e Gabriel autore di 16 punti e capace di catturare 16 rimbalzi, e si porta un passo fuori dalla zona retrocessione.

Ritrova la vittoria Brindisi dopo 4 sconfitte consecutive, al termine di una partita quasi sempre condotta ma giocata a strappi e finita all’overtime, contro Treviso. Poco gioco, in particolar modo contro la difesa schierata, ed evidenti limiti nella gestione del gioco per Vitucci e i suoi, che se hanno la colpa di non riuscire mai a chiudere la gara, hanno il merito di cercare sempre e con continuità i giocatori più “on fire” del momento, come Perkins & Perkins, Chappel e Adrian all’overtime. Menetti assapora più volte l’idea di portare a casa il risultato ma non riesce mai a chiudere la partita, complici le numerosissime palle perse che non consentono di capitalizzare i recuperi difensivi, ma ancora di più i numerosi secondi tiri concessi a Brindisi, che ha letteralmente saccheggiato il pitturato avversario. Bene Dimsa Russell e Sims, colpevole forse di non aver saputo arginare Perkins vicino canestro.

In settimana l’Olimpia di Milano ha reso omaggio a Sandro Gamba, premiato nell’intervallo della partita di Eurolega con il Real Madrid, per il suo passato da giocatore da dieci scudetti e allenatore capace di portare nella bacheca di Milano due Coppe delle Coppe, una Coppa Italia e tre scudetti. Un atto sicuramente dovuto, per uno dei tre italiani ammessi alla Hall of fame di Springfield (assieme Rubini e a Meneghin, ma in qualità di giocatore), ma non così diffuso, in un momento in cui per i tifosi delle squadre di serie A è sempre più difficile trovare giocatori in cui riconoscersi, identificarsi, fare il tifo. In particolar modo se italiani.

Continua nel nostro campionato il ricorso al tiro da fuori come arma totale per vincere le partite, puntando sul pick and roll continuo, attivando un raddoppio che porta alla ricerca dell’uomo libero in attacco (con i piedi rigorosamente fuori dall’arco) e a quello che viene enfaticamente definito come “extra pass” per un tentativo da tre che generalmente finisce sul ferro, per essere vendicato, nell’azione successiva alla stessa maniera. Questo modo di attaccare il canestro, mutuato da altri campionati, come quello NBA, dove l’extra pass finisce però nelle mani di Curry, fresco GOAT (Greatest Of All Time) grazie al record di tiri da tre realizzati, 2974, strappato a Ray Allen, raramente premia le squadre italiane, la cui media da tre, spesso non va oltre il 30% (e da distanza inferiore). Non solo. Nel derby di Bologna la Fortitudo ha sbagliato i suoi ultimi sei tiri liberi, per una percentuale complessiva sotto il 40%, e in altre partite non si è andati oltre il 60%. Sassari invece ha costruito la sua vittoria contro Varese su 22 rimbalzi in attacco e un quasi perfetto 19 su 20 dalla lunetta. A significare che con il 30% al tiro da tre, è meglio dare la palla dentro, e soprattutto che se vuoi vincere in serie A, devi saper tirare i liberi.  

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