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Un nuovo ciclo per la Reyer

Un nuovo ciclo per la Reyer

Guerin Basket dopo l'undicesima giornata di Serie A: il miglior Ricci, il miglior Alibegovic, la continuità di Napoli, la deriva di Brindisi, De Raffaele preoccupato, un segnale per Martino e la squalifica di Gentile...

Redazione

14 dicembre

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L’undicesima di campionato di basket di Serie A va in archivio con Milano che superando fuori casa Brescia con il miglior Ricci di stagione (14 punti per lui), allunga a 11 il numero di partite vinte consecutive, a una sola vittoria dall’eguagliare la propria miglior partenza stagionale, fermata a 12 vittorie. Una partita non bella, giocata sul filo della parità e chiusa nell’ultimo quarto con Milano che, forse un po’ appesantita dalla vittoriosa trasferta di Monaco, ha recuperato lo svantaggio per poi chiuderla negli ultimi minuti, capitalizzando al meglio la propria solidità sotto canestro.

In scia a Milano resta la Virtus Bologna, che trova una serata davvero buona della sua ala forte Alibegovic capace di 25 punti in 28 minuti, 6 rimbalzi, 2 stoppate e altrettanti assist. Un ottimo segnale per coach Scariolo, ma anche per il giocatore, che finalmente pare aver ritrovato la dinamicità che, accanto a un bagaglio tecnico di tutto rispetto, lo aveva messo in luce agli inizi della passata stagione. Per Cremona invece una brutta sconfitta, che porta la squadra in piena zona retrocessione alla pari con l’altra Bologna e Varese.

Continua il buon campionato di Napoli, ora terza assieme a Trento, dopo la vittoria su Varese, maturata (anche) grazie a un solidissimo Jason Rich (31 punti per lui e una valutazione di 33) e alla prestazione di Zerini, che ha rovinato una media tiro perfetta con un 1 su 5 dalla linea della carità, ma comunque autore di 16 punti e di 10 rimbalzi. Per Vertemati bene Kell, Beane, Egbunu e Jones. Male la difesa troppo morbida, che ha concesso 98 punti in trasferta agli avversari, e l’intensità di gioco, troppo altalenante per far fronte alla continuità di Napoli.

Nelle zone nobili della classifica anche Trento, che batte una spinosa Tortona, decisa più che mai a dimostrare che in Serie A ci sta comoda e con merito. Buona la prestazione di Flaccadori e Saunders per i padroni di casa, che non sono bastati ad arginare il 6 su 9 da 3 punti di Filloy, vero valore aggiunto proveniente dalla panchina. Bruttissima la sconfitta di Brindisi a Reggio Emilia, in particolare per il modo in cui è maturata, con gli ospiti mai in grado di impensierire la difesa di Caja, capace di abbassare le percentuali di tiro di Gaspardo e compagni, a livello di prima divisione. Un segnale importante per coach Vitucci, che sicuramente dovrà porre rimedio a questa preoccupante deriva di fine anno.

In crisi anche Venezia, con il solo Watt a portare punti con continuità, Bramos al rientro dopo un lunghissimo infortunio, e Daye ancora a riposo per problemi non risolti, ma si spera risolvibili alla schiena. Troppo poco per giustificare una prestazione opaca, quasi nebbiosa, contro una squadra come Sassari che il nuovo coach Bucchi, sta plasmando con il suo classico marchio di fabbrica, fatto di sacrificio e difesa. De Raffaele nel prepartita aveva chiesto ai suoi più presenza fisica in campo, riferendosi naturalmente a un atteggiamento più volitivo e non alla stazza dei giocatori. Le sue parole sono state disattese e l’espertissimo coach livornese sa che arrivare a parlare di crisi in una situazione come questa è questione di attimi. Come sempre si rivolgerà ai pretoriani per cercare di sanare la classifica per l’ultima stagione di un gruppo, che normalmente in questa fase del campionato, entrava a pieno regime, ma che ora pare bisognoso di un nuovo progetto. 

Serviva un segnale a coach Martino, per capire che stagione sarebbe stata la sua, e il segnale è arrivato: la Fortitudo ha letteralmente schiantato Trieste, al termine di una partita dominata dall’inizio alla fine, con Aradori, Procida e Groselle, alfieri di una vittoria che serviva come ossigeno e porta la Fortitudo fuori dall’ultimo posto in solitaria, togliendo anche l’attenzione dei tifosi da una situazione societaria che finora ha dato adito a mille illazioni. Con la vittoria di Bologna la classifica (ma solo nella parte bassa) si è ulteriormente accorciata, e probabilmente la parte più avvincente del campionato sarà proprio nelle ultime posizioni, per la lotta per non retrocedere, visto che dopo la terza posizione di Napoli e Trento, tutte le squadre che seguono sono più vicine alla retrocessione di quando non lo siano alla testa della classifica.

La sconfitta di Varese è costata due giornate di squalifica ad Alessandro Gentile, perché “espulso per somma di falli tecnici, teneva un comportamento offensivo e minaccioso nei confronti degli arbitri, che non degenerava solo per l’intervento dei suoi compagni di squadra”. Il referto trova riscontro nelle immagini, un po’ meno la “mancata degenerazione”, in quanto non si ha la prova contraria e (per fortuna) molto raramente un giocatore finisce per mettere le mani addosso agli arbitri. Un brutto episodio per Gentile, che sta tentando in tutti i modi di raddrizzare una carriera che l’ha visto caricato di troppe responsabilità da ragazzo (capitano dell’Olimpia a 19 anni), e poi sempre vittima dei suoi stessi atteggiamenti autodistruttivi. Lo stesso giocatore in un coraggiosissimo post del primo dicembre aveva dichiarato di avere a che fare con problemi mentali, e di non esserne ancora riuscito a uscirne. Sottolineando che la cosa più difficile nella sua situazione è proprio ammettere di avere un problema, mostrandosi “fragile”. Il post non deve aver colpito tanto quei tifosi che da sempre attendono le cadute del giocatore per poterlo criticare o peggio deridere, forti, se va bene, di un abbonamento alla pay tv per vedere il campionato NBA dal divano e di un passato da giocatori di seconda divisione, magari giocato in panca. La speranza degli altri invece è che Alessandro Gentile possa risolvere i suoi problemi mentali, per godersi il suo talento, e metterlo a disposizione di compagni di squadra e tifosi, con buona pace anche, di chi lo dava per finito già cinque anni fa.

 

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