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Pau Gasol nella storia© Getty Images

Pau Gasol nella storia

A 41 anni uno dei più grandi giocatori europei di sempre, protagonista con la nazionale spagnola e nella NBA, lascia la pallacanestro giocata. Sempre decisivo, sempre utile alle sue squadre: altro che soft...

Stefano Olivari

8 giorni fa

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Pau Gasol ha adesso lasciato ufficialmente la pallacanestro giocata, a 41 anni, ma non c'era bisogno dell’effetto nostalgia per considerarlo uno dei più grandi giocatori europei di sempre. Diciotto anni nella NBA con due anelli vinti, Lakers 2008-2099 e 2009-2010, inizio e fine carriera nel Barcellona con Liga vinta, un ventennio da protagonista con la nazionale spagnola dei fenomeni, con argenti olimpici, ori mondiali ed europei, l’intelligenza nel cambiare il suo approccio da NBA e FIBA e viceversa, cosa sempre difficile per un lungo e non soltanto per la regola dei tre secondi difensivi. Insomma, tutto ciò che ha fatto Gasol in carriera è noto anche a chi segue la pallacanestro solo distrattamente. In questo momento la domanda è quindi una sola: quale è il suo posto nella pallacanestro europea di tutti i tempi?

Ovviamente lui, classe 1980, come tutti i nati da fine anni Sessanta in poi ha potuto avere reali chance NBA fin da giovane, partendo a Memphis con la vetrina ed anche la protezione contrattuale derivanti dall’essere terza scelta assoluta. Un grande vantaggio, perché il marketing NBA cambia la percezione anche nei confronti di mezzi giocatori e quindi figuriamoci di un campione come Gasol, ma a volte anche uno svantaggio perché il giocatore europeo, per non dire il giocatore bianco, nella NBA è spesso nel mirino e tutti i discorsi un po’ da bar sul Gasol soft sono nati da questa scarsa tutela.

Essere troppo tecnico, a maggior ragione per un 2,13 chiamato a battagliare contro atleti più massicci e quasi mai rispettosi delle regole base della pallacanestro (non è un caso che alle Olimpiadi Popovich, timoroso di arbitraggi rispettosi dello spirito del gioco, non abbia portato quasi nessun lungo vero nella squadra USA), lo ha a volte penalizzato ma il suo livello era così alto che si è comunque guadagnato il rispetto di tutti, l’ex compagno Kobe Bryant in testa, oltre a 225 milioni di dollari di soli ingaggi, senza contare il resto.

Veniamo quindi al posto di Gasol nella storia europea, che dopo qualche caso isolato dalla fine degli anni Ottanta è legatissima a quella NBA. Primo posto a Drazen Petrovic, vero eroe dei due mondi in senso sportivo e storico, diventato mito già in Europa e senza bisogno di una morte prematura. Poi Toni Kukoc, Kresimir Cosic, Arvydas Sabonis, Tony Parker, Pau Gasol, Sergei Belov, Dirk Nowitzki, Drazen Dalipagic e Nikos Galis. È solo un gioco, con tante esclusioni dolorose, da Kicanovic a Delibasic, da Danilovic a Marciulonis.

Con tutto il patriottismo possibile non ci sentiamo di mettere italiani nella top ten di sempre, anche se Dino Meneghin è stato per quasi due decenni fra i protagonisti del basket continentale e le potenzialità del Bargnani ventunenne prima scelta assoluta sembravano illimitate. Esclusi i giocatori in attività, primi fra tutti Luka Doncic e Giannis Antetokounmpo: non ci vuole molta fantasia per immaginare che a fine carriera saranno probabilmente nei primi due posti di questa classifica. Una classifica dove Pau Gasol sta benissimo, per ciò che ha fatto in campo ed anche per la sua intelligenza fuori, non sempre apperezzata da chi preferisce concentrarsi su tatuaggi e schiacciate, magari dopo aver commesso infrazione di passi.

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